Il nucleo delle cellule del nostro organismo contiene 46 cromosomi (23 derivati da ciascuno dei genitori), e solo cellula uovo e spermatozoo ne contengono la metà. I cromosomi, costituiti dal DNA, contengono centinaia di migliaia di geni responsabili della sintesi di proteine e, in definitiva, dei nostri tratti somatici. Immaginiamoli come i lacci di una scarpa i cui terminali rivestiti di plastica hanno funzione diversa dal resto, servendo solo ad essere infilati più agevolmente nei buchi della scarpa. Pure le parti terminali di ciascun cromosoma, dette “telomeri”, hanno una funzione diversa dal tratto intermedio e servono soprattutto a proteggere il cromosoma stesso dall’accorciamento che si ha ad ogni divisione cellulare. Dai telomeri dipende sostanzialmente la durata di vita di ciascuna cellula. Una ricerca in Belgio condotta tra 2010 e 2017, finanziata dall’ European Program “Ideas” e Flemish Scientific Fund e opportunamente riportata da Alessia De Chiara (UNIVADIS), si è proposta di chiarire se un più elevato livello socio-economico dei genitori non possa influenzare la lunghezza dei telomeri dei loro figli (e quindi la loro sopravvivenza, al netto di altri molteplici fattori). Lo status sociale dei genitori si stabiliva sul livello economico, sul grado di istruzione, sull’occupazione della madre e anche sul reddito medio del quartiere. La lunghezza dei telomeri (LT) veniva misurata su cellule del cordone ombelicale e della placenta. Per correlare eventualmente la LT alla nascita e livello socio-economico si è adottata un’analisi complessa (complicata per i non esperti). Per più di mille neonati (maschi 517), effettivamente il più elevato stato sociale della gestante è sembrato associarsi ad una maggiore lunghezza dei telomeri nelle cellule del cordone ombelicale e della placenta. L’associazione appariva più forte nei maschi, ma solo nel cordone ombelicale. Nel caso del tessuto placentare, invece, nessuna associazione emergeva tra sesso maschile o femminile, stato sociale e lunghezza dei telomeri. Le conseguenze di questi dati (che andranno confermati) sono interpretabili con difficoltà. Le differenze tra i risultati ottenuti in placenta e nel cordone ombelicale potrebbero essere attribuite a una differente regolazione dei telomeri durante lo sviluppo in utero. Lo stato socio-economico prenatale sembra comunque influire sulla LT più nei maschietti che nelle bambine, ciò che potrebbe spiegare la maggiore suscettibilità alle malattie in età più avanzata. Un ceto agiato che di norma riduce le difficoltà esistenziali potrebbe insomma migliorare la longevità molecolare e la salute generale della generazione successiva. Tali conclusioni mi sembrano un po’ azzardate e, al momento almeno, la correlazione tra censo e lunghezza dei telomeri alla nascita (e conseguente maggiore aspettativa di vita) può essere solo ipotizzata.