L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) in occasione della “Giornata mondiale sulla vista” del 10 ottobre scorso, ha pubblicato che le persone affette da cecità e da altri disparati problemi oculistici, quali glaucoma, cataratta, miopia e presbiopia, sono in aumento. Il loro numero nel mondo supera i 2,2 miliardi e la nota più drammatica è che più del 50% di tali gravi problemi oculari potrebbe essere evitato grazie a diagnosi tempestive e a cure adeguate. Molteplici sono le cause che concorrono all’aumento di questi danni oculari, alcune inevitabili come l’invecchiamento favorito dall’aumento della vita media, altre correggibili modificando eventuali errori/carenze nutrizionali e dando la possibilità di curarsi alle popolazioni più povere specie del Terzo Mondo. T. Adhanom Ghebreyesus, Direttore Generale dell’OMS fa bene a rilevare che “Chi ha bisogno di queste terapie deve poterle ricevere senza dover andare in rovina finanziaria”, ma le affermazioni sacrosante, come questa, non si traducono in soluzioni e restano la malinconica fotografia di un’iniquità sociale in progressiva crescita. Il distanziamento così difficile da realizzare al meglio come misura protettiva anti–Covid-19 risulta più facile nella società, dove il gap tra ricchi e ultrapoveri è sempre più smaccato. Ghebreyesus scrive anche al riguardo che “E’ inaccettabile che 65 milioni di persone siano cieche o abbiano la vista deteriorata quando la loro capacità visiva potrebbe migliorare con un’operazione alla cataratta, o più di 800 milioni di persone abbiano difficoltà nello svolgere le loro attività giornaliere perché prive di occhiali”. Secondo l’OMS nelle persone e aree a basso reddito il tasso di cecità è otto volte maggiore di quello dei ricchi Paesi occidentali. Sempre secondo l’OMS “servirebbero almeno 14,3 miliardi di dollari per far fronte ai bisogni di questo miliardo di persone che vive con cecità o vista deteriorata per cataratta, miopia o presbiopia”. Una cifra consistente, ma come non essere sgomenti allora che manager, magari capaci, se ne vadano in pensione con liquidazioni stratosferiche o che uno dei calciatori (che pur mi delizia di più), l’argentino Lionel Messi percepirà 43 milioni di euro ogni anno per anni versus il brasiliano Neymar che ne riceverà “solo” 38 milioni ? Non si tratta di invidia sociale, difetto tra i pochi che chi scrive non ha, ma di considerazioni istintive piene di sconcerto e di domande senza risposta. Un gap socio-ecomomico che sembra oltretutto peggiorare invece che diminuire nonostante i prodigiosi progressi tecnicoscientifici. A questo proposito come non ricordarsi dell’interrogativo di Medea nell’omonima tragedia di Seneca: “Cui prodest?” A chi giovano insomma questi progressi che ci faranno magari andare su Marte, mentre la cecità andrà progressvamente peggiorando tra gli indigenti che vivono sul pianeta terra?