In gennaio la rivista Journal of the American Medical Association (JAMA) è uscita con un lavoro destinato a suscitare dubbi e dibattiti Gli esiti dello studio suggerirebbero che l’Intervento di prostatectomia radicale in pazienti con carcinoma prostatico localizzato è penalizzato da effetti avversi peggiori di quelli osservabili in pazienti gestiti solo con la sorveglianza periodica (“vigile attesa”) o con la radioterapia. I malati reclutati, di età media pari a 64 anni, erano numerosi (2000) e gli esiti risultavano piuttosto simili a prescindere dalla strategia di cura, fatta eccezione per l’attività sessuale e l’Incontinenza urinaria. Questi ultimi effetti collaterali risultavano dopo l’intervento più pesanti di quelli registrati nei pazienti monitorati periodicamente e in quelli curati con radioterapia associata a deprivazione di ormoni androgeni. L’obiettivo di questa deprivazione è quello di contrastare l’azione proliferativa delle cellule cancerose (analoga strategia con antiestrogeni la si adotta nelle pazienti con cancro del seno sensibile a questi ormoni in una buona percentuale dei casi). L’ormonoterapia può pure ridurre il rischio che il tumore si ripresenti dopo la radio- o chemioterapia. Naturalmente l’aggressività e altre caratteristiche del tumore vanno tenute in considerazione. E così han fatto i ricercatori di JAMA che hanno analizzato separatamente gli esiti e gli effetti avversi delle tre strategie nei pazienti a rischio meno marcato e in quelli presentanti un rischio più sfavorevole, in modo da rendere le conclusioni più precise possibile. Nei 1386 uomini con malattia a rischio più favorevole, i soggetti sottoposti a prostatectomia con risparmio dei nervi che presiedono all’erezione sviluppavano una più scarsa continenza urinaria (a 5 anni) e punteggi inferiori nella funzione sessuale (a 3 anni) rispetto alla semplice sorveglianza attiva. Nessun differenza invece rispetto alla funzione urinaria o sessuale nei soggetti dopo radioterapia (e deprivazione ormonale) o soltanto monitorati periodicamente. Nei 619 pazienti con rischio più sfavorevole, la funzione sessuale (a 5 anni) e l’incontinenza urinaria dei soggetti sottoposti a prostatectomia risultavano invece peggiorate sensibilmente. Per JAMA questi risultati potrebbero consentire agli urologi di adattare nel modo più appropriato le decisioni terapeutiche in pazienti con carcinoma prostatico localizzato tenendo conto ovviamente di dati individuali complessivi che variano da paziente a paziente. D’altronde per JAMA non va dimenticato che la sopravvivenza a 5 anni specifica per la malattia è vicina al 100%. Al malato va spiegato in dettaglio questo razionale e va rimarcato che pur essendo quello prostatico un tumore maligno l’evoluzione può essere molto lenta tanto che in soggetti centenari sottoposti a autopsia non pochi sono i riscontri di cancro prostatico.