Il Dr. Amir Qaseem dell’American College of Physicians si è occupato della opportunità di una cura con testosterone (T) negli anziani o comunque in soggetti con bassi valori ematici di questo ormone. Il T è l’ormone responsabile dei caratteri sessuali primari (nel maschio sviluppo del testicolo, maturazione degli spermatozoi) e secondari (barba, peli, forza muscolare, tono di voce, produzione eritrocitaria) e della libido. Nell’uomo il T è prodotto dalla cellule di Leydig presenti nei testicoli, mentre una minima parte è secreta pure dalla corteccia del surrene. Anche nella donna quantità modeste di T secrete dal surrene e dall’ovaio concorrono alla libido. La produzione di T nel maschio, scarsa fino a 10 anni, cresce poi fino ai 30-40 anni per calare progressivamente in seguito, fino a bassi livelli nell’anziano (nella donna il calo avviene dopo la menopausa). Il calo della libido e della sessualità è difficile da valutare, essendo questa influenzata anche da stimoli visivi non T-dipendenti (riviste erotiche, film erotici, uso di droghe). Nell’anziano che comunque voglia migliorare le sue prestazioni sessuali il Dr.Qaseem suggerirebbe una terapia con T, ma gli effetti sono risultati piuttosto deludenti, e le prove che l’ormone migliori in particolare la funzione erettile sono molto incerte. L’ effetto sulla sessualità complessiva è in ogni modo difficile da valutare (ruolo della partner? comorbidità associata e non solo invecchiamento?). Anche i teorici risultati positivi extra-sessuali come efficienza fisica, energia, vitalità complessiva sono nulli o minimi. Sulla scorta di questi risultati gli specialisti dell’American College suggeriscono di non insistere: se entro i 12 mesi dall’inizio della terapia seguita in modo regolare non si notano sensibili miglioramenti, la cura con T andrebbe interrotta. Qualcuno ha anche consigliato di ricorrere al testosterone per via intramuscolare e non a preparati trans-dermici più costosi, che oltretutto non offrono vantaggi tangibili. Questa raccomandazione non trova d’accordo altri esperti (tra cui Victor Adlin della Temple University di Philadelphia) che, a prescindere dall’ insoddisfacente efficacia della cura con T, ritiene la via intramuscolare poco gradita dal paziente, ciò che influenzerebbe la sua compliance e perciò ridurrebbe ulteriormente l’eventuale efficacia. Restano poi da considerare gli effetti collaterali del T e tra questi la frequente ginecomastia, l’ipotrofia dei testicoli, la ridotta produzione endogena del T, causata dalla ridotta sintesi T-indotta dell’ormone ipofisario LH che stimola proprio le cellule di Leydig). Preoccupa pure una dubbia azione procancerosa del T, specie sulla prostata. In realtà questa non è provata, a meno che il cancro non sia già presente. Un aiutino non ormonale per gli anziani ancora sensibili al (gentil) sesso è la “pillola blu”, anche se di…altro colore