L’Osservatorio Nazionale sull’impiego dei Medicinali (OsMed), curato dall’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), sotto la direzione e la vigilanza del Ministero della Salute e del Ministero dell’Economia e delle Finanze, si occupa del consumo dei farmaci in Italia e del relativo costo sociale. L’approfondimento riguarda il consumo per età, per genere, per categorie terapeutiche e per la diversità prescrittiva esistente nelle varie regioni. Viene inoltre considerata da OsMED l’appropriatezza delle prescrizioni e della compartecipazione alla spesa farmaceutica del cittadino e dello Stato. La conclusione più significativa è che in generale si assumono troppi farmaci e che non sempre essi paiono giustificati. Già un paio di anni fa le dosi di medicinali consumate ogni giorno superavano le 1.500 ogni 1000 abitanti, il 72,3% delle quali erogate a carico del Servizio Sanitario Nazionale e il restante 27,7% riguardante farmaci acquistati direttamente dal cittadino. La categoria che di più incide sulla spesa farmaceutica risulta data da farmaci antineoplastici e immunomodulatori (più di 6 milioni di euro), cui segue quella per i farmaci cardiovascolari (più di 3 milioni di euro), a loro volta seguiti dai farmaci per l’apparato gastrointestinale, quelli per le malattie metaboliche (diabete mellito e obesità), e infine quelli per i farmaci prescritti per le malattie del sangue e degli organi emopoietici (essenzialmente midollo osseo e linfonodi). Una delle parziali soluzioni per ridurre i costi sarebbe il ricorso ai farmaci equivalenti che però in Italia è assai più limitato se comparato con quello vigente in altri Paesi europei. Luca Bassi, direttore generale dell’AIFA ricorda in proposito come l’80% dei farmaci di marca (“branded”) consumati in Italia sono a brevetto scaduto, ciò che avrebbe fatto prevedere un aumentato consumo dei farmaci equivalenti che invece nel nostro Paese oscilla intorno al 30%. Bisognerebbe informare i cittadini con maggiore insistenza e periodicità – come raccomanda da anni il prof. Silvio Garattini, attuale Presidente dell’Istituto Mario Negri, e non solo lui – che i farmaci generici sono veramente equivalenti ai farmaci di marca, equivalenza che forse per motivi oscuri non viene sottolineata a sufficienza dai media e dalla TV. Un’altra modalità atta a ridurre la spesa sanitaria è quella di eliminare i farmaci inutili o (auto)prescritti…dal “dottor Web” o prescritti dal medico immotivatamente. Come per i rimedi omeopatici anche per molti farmaci della medicina convenzionale manca infatti ogni prova di efficacia e sicurezza. Si spende naturalmente di più per gli anziani: gli over 65 assorbono infatti il 60% della spesa sanitaria convenzionata. Quanto al genere, le donne consumano più farmaci dei maschi, specie antibiotici (per infezioni delle vie urinarie), antidepressivi (stress prevalenti nella donna) e antianemici.