In tema di pandemia di SARS-CoV-2, un problema all’attenzione di molte riviste scientifiche (ad es. Nature), e pure dell’Ordine dei Medici, riguarda il numero di soggetti con COVID-19 asintomatici. L’asintomatico, per definizione, non lamenta alcun sintomo e solo un’indagine a tappeto su tutta la popolazione potrebbe rispondere al quesito. Ci sono anche i pre-sintomatici, cioè coloro che svilupperanno sintomi (solitamente lievi?) solo in seguito. Privi di cifre precise, non possiamo quindi sapere quante probabilità abbiamo di incontrare una persona affetta da COVID-19 asintomatica. Sembra comunque che i soggetti infetti asintomatici possano contagiare un numero assai minore di sani rispetto ai sintomatici. Più sintomi più contagio, insomma. E’ quindi probabile che anche gli infetti asintomatici propaghino silenziosamente la virosi. A causa di queste incertezze, per ridurre la diffusione virale, epidemiologi e virologi insistono perché la popolazione usi le misure protettive previste per qualsiasi pandemia respiratoria, e cioè mascherine adeguate e correttamente posizionate (anche sopra il naso!), distanziamento congruo e lavaggio accurato delle mani. E’ infatti presumibile che la possibilità di incontrare un asintomatico contagiante che non sa di essere positivo sia tutt’altro che modesta se non si adottano precauzioni. Qualche dato si può tentare di ricavarlo dalla meta-analisi che è una tecnica clinico-statistica che consente di assemblare i risultati di più studi su di un argomento (in questo caso la percentuale di asintomatici negli infetti) per ottenere un esito cumulativo. Da una meta-analisi di 13 studi, condotta in Australia dalla Bond University su 20.000 persone, il tasso di soggetti con tampone + per il SARS-CoV-2 ma senza sintomi suggestivi di COVID-9 per almeno 7 giorni, risulterebbe del 13%. La meta-analisi dimostrava inoltre che gli asintomatici avevano il 42% in meno di probabilità di trasmettere il virus ad altri rispetto agli infetti con sintomi. Questa minore contagiosità sarebbe però bilanciata negativamente dal fatto che gli asintomatici hanno maggiore possibilità di circolare liberamente, senza subire alcun isolamento. In casa – secondo A. Azman della John Hopkins di Baltimora – “il rischio che una persona asintomatica trasmetta il virus ad altri co-inquilini è pari a circa un quarto del rischio di trasmissione da parte di una persona sintomatica”. In sostanza, non si sa esattamente quanti pazienti affetti dalla COVID-19 siano conseguenza di una diffusione del virus SARS-CoV-2 causata da un asintomatico. Per tale motivo, appare ancor più importante seguire correttamente le già ribadite precauzioni. Sembra assodato, invece, che quando un soggetto diventa sintomatico, o entro la prima settimana dall’esordio dei sintomi, quello è il momento nel quale nei tamponi faringei si trova la più alta carica virale e quindi è massimo il potere contagiante.