Su richiesta di un gruppo di lettrici qualche precisazione sul cancro del seno che nel sesso femminile è al primo posto per decessi. Lo screening con mammografia ogni due anni è gratuito per donne di età compresa tra  50 e  69 anni e secondo gli esperti ne ridurrebbe del 40% la mortalità. Alice Howarth (Università di Liverpool) si sofferma invece sulla attendibilità della termografia mammaria (TM) confrontandola con le  tecniche di riconosciuta efficacia quali mammografia ed ecografia. La TM rileva la temperatura degli organi mediante una telecamera a raggi infrarossi, simile ma più sofisticata dei normali termo- scanner (come ad es. quelli usati nei sospetti di COVID-19). La TM è stata introdotta già nel 1950 per la diagnosi del cancro del seno, considerando che per svilupparsi un tumore richiede un maggiore afflusso di sangue, ciò che comporta calore. L’aumento di temperatura indotto dal cancro in fase di crescita sarà rilevato a distanza dalla  TM. In realtà, la TM rileva solo una “zona più calda” ma non necessariamente un tumore che cresce, per cui il rischio di “falso positivo” (un tumore che in realtà non c’è) o di “falso negativo” (il tumore c’è ma non è caldo) è notevole e ricco di conseguenze. Questo è il motivo per cui Il SSN nel Regno Unito e la totalità degli onco-senologi non ritengono la termografia utile nella diagnostica precoce dei tumori. Pure la FDA (USA) ha stabilito nel 2017 che ”la termografia non è efficace come test autonomo per rilevare il tumore del seno in fase iniziale”. E nel 2019, sempre la FDA, ribadiva che “la termografia non  dovrebbe essere usata al posto della mammografia per individuare il cancro mammario”, e ciò in piena sintonia con i Centers for Disease Control and Prevention degli USA. Eppure, l’uso della TM in questa patologia viene ancora difeso dai fautori delle medicine alternative, i quali ne vantano la non invasività, il rischio radiologico zero e la migliore sopportabilità rispetto alla più fastidiosa e disagevole mammografia. Ancora, i fautori della TM sostengono che la mammografia comporta lo schiacciamento del nodulo tumorale, con conseguente rischio di una sua diffusione. In realtà è provato che la tecnica di compressione che negli anno ‘50 si è aggiunta alla mammografia, non ha comportato alcun aumento di diffusione e che pure i livelli di radiazione della mammografia sono oggi molto bassi, per cui i vantaggi sono largamente superiori al rischio radiologico.. Una mammografia che dimostri un nodulo sospetto andrà ripetuta e seguita da una ecografia. Circa il ruolo della Risonanza Magnetica essa va considerata come test di screening non di massa, ma solo personalizzato in quel 5-7% di donne che hanno mutati i geni BRCA 1 e BRCA2 o una familiarità importante di cancro mammario. Tale screening con mezzo di contrasto è previsto a partire dai 25 anni con scadenza annuale.