LA NOSTRA PAURA DEL PEGGIO È PIÙ FORTE DEL NOSTRO DESIDERIO DEL MEGLIO Elio Vittorini 1908-1966
Mar 20Dice Vittorini, importante scrittore siciliano, che dinanzi a un possibile cambiamento spesso si fugge per una montagna di paure. E si rimane così “immobili, sterili, ritratti della vita”. Si preferisce insomma rimanere in una realtà che già conosciamo piuttosto che tuffarci nell’ignoto che ci attirerebbe. In altre parole, la paura mette a tacere sia i nostri desideri sia l’intenzione di realizzare progetti che nascono da nuove idee. La creatività, per Vittorini, si traveste così da cosa poco importante o non necessaria. Questo per altri non sempre è vero e la paura invece che un fattore negativo sarebbe a volte una tutela che frena la realizzazione di iniziative azzardate. Naturalmente c’è un po’ di vero in ambedue queste opinioni che sono fortemente influenzate dal carattere, dall’ età, dall’ ambiente socioeconomico, dalla cultura e dal carattere della persona. L’esagerazione in ambedue le direzioni ha dei possibili contraccolpi negativi. Bloccati dalla paura, non si realizzeranno mai i nostri sogni, mentre nel secondo caso il rischio di un fallimento è dietro l’angolo. La riflessione di Vittorini ha la sua validità in vari ambiti, quello sentimentale incluso, specie in alcune zone geografiche. In certe aree trovar marito risente di una tal pressione da parte della tradizione che la donna, per paura di restare zitella, si adatta non di rado ad accettare una “sistemazione” vista di buon occhio dalla collettività, tacitando il desiderio di un’altra soluzione più attrattiva sotto il profilo emotivo-sentimentale, ma dalle conseguenze incerte. Di fatto, due delle forze motrici della vita, la paura e l’amore, spingono in direzione opposta: la prima frena in qualche modo la libertà delle nostre iniziative, la seconda ci spinge verso la passione e i suoi rischi. In questo, caso a mio avviso, l’aristotelico latinizzato “in medio stat virtus”, funziona molto poco.