Da tempo affiora, ma non con la dovuta insistenza, il rischio che la tragedia della COVID-19 concretamente influenzi la possibilità di cura per altre malattie internistiche o chirurgiche. Interi reparti vengono convertiti in sezioni COVID e le cure per altra patologia tendono a rinviarsi, salvo estreme urgenze. L’urgenza peraltro non è facile da definire e può dipendere da un giudizio comunque soggettivo (si può aspettare o bisogna intervenire subito?), che a sua volta è influenzato dall’efficienza sanitaria dell’area nella quale vive l’ammalato. La COVID-19 ha fatto passare in dimenticatoio pure la potenziale emergenza da anni denunciata dagli scienziati, e dagli infettivologi in particolare, rappresentata dalla crescente resistenza batterica agli antibiotici. Su questo pericolo molto grave snobbato da troppa gente ci siamo già soffermati in passato su queste colonne, ma merita di insistervi con forza, perché il SARS-CoV-2 ha fatto dimenticare del tutto alla popolazione l’esistenza di questo grave rischio. Infatti, senza provvedimenti urgenti (ma tutte le energie e l’attenzione sono distratte dalla pandemia) si calcola che la resistenza agli antibiotici, e quindi le infezioni batteriche intrattabili, diventeranno nel 2050 la prima causa di morte nel mondo. Sarebbe il colmo morire meno di cancro grazie ai progressi nella diagnosi precoce e nelle terapie e di aver sconfitto o controllato i virus più pericolosi e letali grazie alle vaccinazioni e agli specifici anticorpi monoclonali, e passare a miglior vita per comuni infezioni, quali un’otite o una diarrea batterica. Trascurare questo aspetto potrebbe vanificare il benemerito progetto italiano MuSICARe avviato nel 2018, che vedeva l’adesione di 36 società scientifiche e di associazioni di cittadini. L’obiettivo di MuSICARe era quello di lavorare a fianco del Piano Nazionale di Contrasto dell’Antibiotico-Resistenza coordinato dal ministero della Salute. Rispetto agli altri Paesi d’Europa (dati OCSE) l’Italia vantava già allora il maggior numero di decessi per infezioni da batteri antibiotico-resistenti (10 mila ogni anno su un totale di 33 mila). Si era già allora calcolato inoltre che più di 450 anni di vita ogni 100 mila abitanti andassero perduti ogni anno, rispetto a una media europea di 180 anni. L’antibiotico-resistenza comportava inoltre nel 2018 un costo nel nostro Paese di circa 630 mila dollari per 100 mila abitanti/anno, il triplo della media dei Paesi OCSE. Da allora nulla è cambiato. Ricordiamoci che nel 2050 i bambini di oggi saranno poco più che trentenni, nel pieno della loro vita attiva: pensiamo dunque anche a loro. Con la vaccinazione risolveremo probabilmente (ma con fatica) la pandemia, che non sarà l’ultima, ma non l’antibiotico resistenza che aumenta progressivamente e che va affrontata con responsabilità molto più consapevole in tutti i Paesi.