La tubercolosi (tbc)  provocata dal Mycobacterium tuberculosis, è caduta impropriamente nel dimenticatoio, pur essendo una malattia grave che colpisce non solo i polmoni ma pure altri organi come reni, ossa, meningi, intestino, linfoghiandole. Scarsa attenzione soprattutto al rischio di sviluppo di una tbc “ultrarefrattaria” alle terapie, per cui chi ne è affetto viene oggi isolato e trattato al pari di un pericoloso terrorista. In passato la corsa ad un vaccino è stata sollecita. Il primo, detto “all’italiana”, era costituito da micobatteri uccisi col calore, mentre  il secondo vaccino  “alla francese”, noto  come bacillo di Calmette-Guerin  (BCG)  dal  nome dei realizzatori (Istituto Pasteur), era invece costituito da micobatteri vivi attenuati. I primi tentativi col BCG avvennero tra il 1921 e il 1922   su  neonati  a rischio  di  3,  5,  7 giorni  di vita  con  dosi  orali di  2 mg che risultavano effettivamente capaci di aumentare la resistenza di questi neonati alla tbc senza produrre effetti collaterali di rilievo. Si affiancava al BCG inizialmente orale uno sottocutaneo (più attivo, ma abbandonato in quanto causa di lesioni cutanee) e poi intradermico. Il BCG veniva presto adottato in Europa e, dopo una legge del 1926 introdotto pure in Italia sia in ambito veterinario che in campo umano. Pochi anni dopo, nel 1930, si imponeva però un clamoroso stop della vaccinazione a causa del tragico “incidente (o disastro) di Lubecca”: dei 251 neonati, vaccinati con 3 dosi per via orale, ben 72 morivano e i 173 sopravvissuti sviluppavano segni clinici e radiologici di tbc. Per fortuna i no-vax non esistevano ancora e prima di gridare allo scandalo o a oscuri interessi delle ditte produttrici si è cercato di capire la ragione di questo evento. La verità risultava sconcertante: per puro errore umano ai neonati era stato somministrato un vaccino fatto non da micobatteri attenuati ma da batteri vivi e virulenti! Veniva così esclusa l’ipotesi che i batteri attenuati del vaccino si fossero trasformati in virulenti e che la tragedia di Lubecca fosse attribuibile ad un effetto collaterale del vaccino. Le vaccinazioni venivano pertanto riprese, ma il BCG trovò ampia diffusione solo dagli anni 1950, contribuendo con i farmaci anti-tbc alla significativa riduzione della malattia tubercolare nei Paesi industrializzati. In Italia, l’attività vaccinale selettiva nei soggetti a rischio veniva avviata nel 1951, ma solo con una legge del 1970 la vaccinazione diventava obbligatoria a prescindere dal tipo di vaccino. Soltanto nel 1976 il Ministero della Salute italiano sceglieva in via definitiva il BCG. L’efficacia di questo vaccino è variabile e mediamente bassa per quanto attiene alla prevenzione della  tbc polmonare degli adulti,  ma è più consistente nel proteggere dal rischio di meningite tubercolare  e della tbc  miliare  dei  bambini.