In un mio libro del 2013 (“Alla mia pancia ci penso io“) avevo raccolto tutte le incertezze relative allo strano disturbo “Bocca cattiva – bruciore orale”. Nel gennaio 2021, la rivista JAMA  pubblica un articolo dal titolo simile “Burning mouth syndrome (BMS) – a frustrating  problem”. L’aggettivo “frustrante” rivela che la comprensione del disturbo dopo quasi dieci anni, non ha fatto alcun passo avanti. La BMS è caratterizzata da una sensazione di bruciore della cavità orale che non trova convincente spiegazione e che pertanto crea non poche preoccupazioni al paziente che ne soffre. Inoltre, il disturbo che è quotidiano almeno per lunghi periodi, è descritto variabilmente dai singoli pazienti, a volte come bruciore linguale o bruciore delle labbra o altre volte ancora bruciore della intera cavità orale, disturbi non collegabili ad uno specifico fattore causale. La sindrome è presente in circa 100 persone su 100 mila, con prevalenza nel sesso femminile e l’età più colpita si aggira intorno alla cinquantina, mentre non si registrano quasi mai disturbi del genere al di sotto dei 30 anni. È probabile che i fattori in gioco, comunque ipotetici, siano multipli. Per esempio, la rarità della BMS nelle donne al di sotto della trentina e la maggiore sua frequenza in quelle in menopausa potrebbe suggerire una possibile correlazione con uno squilibrio ormonale, spiegazione che non reggerebbe peraltro nei maschi. Delle ricerche suggerirebbero una neuropatia settoriale limitata alla cavità orale, peraltro mai documentata. È stata pur considerata la natura puramente psichica della BMS. All’esame diretto la mucosa orale dei pazienti con questa sindrome ha colore e aspetto del tutto normali. Per porre diagnosi di “Sindrome della bocca che brucia” il medico dovrà comunque escludere l’esistenza di secchezza orale, mughetto, herpes, afte o di qualsiasi condizione infiammatoria che potrebbe causare alterazioni del rivestimento della cavità orale. Dolore intermittente, prurito e gonfiore della mucosa della bocca possono pure dipendere da reazioni allergiche, ascritte magari all’applicazione di protesi dentarie, ipotesi esclusa per altro dagli odontoiatri, specie con i materiali da loro usati negli anni più recenti. Si sono anche sospettati alcuni cibi come pesce crudo e frutta fresca (in primis. mele  o fragole), ma in questo caso non si tratterebbe di BMS, il disturbo sarebbe saltuario e la sospensione del cibo sospetto si rivelerebbe immediatamente efficace. Le terapie tentate (prevalentemente antidepressivi, ansiolitici, antinevralgici e psicoterapici) sono deludenti. A tranquillità dei non pochi lettori/lettrici che mi hanno scritto in proposito, nel 30-50% dei pazienti la BMS si risolve spontaneamente nell’arco di 2-3 anni e non sottintende mai una malattia grave. Un buon rapporto con il curante e con l’entourage risulta comunque di sicuro conforto