Abbiamo già scritto che la sensibilità e la solidarietà nei confronti dei soggetti diversamente abili risultano assolutamente carenti e non è certo una medaglia di cui si può fregiare l’Homo Sapiens. Il fenomeno, più evidente ancora per i cittadini costretti in carrozzella, non ha registrato che piccoli miglioramenti. Eppure attenzione e solidarietà in un mondo che si definisce “civile”, dovrebbero essere un requisito etico universale senza colore politico. Chiamando “diversamente abili” le persone con handicap, la società ritiene a torto di aver fatto già abbastanza. Purtroppo, non passa giorno che la cronaca non registri eventi caratterizzati da insensibilità, fastidio, insofferenza, prevaricazione e persino violenza nei confronti dei disabili. Esempio immediato è l’occupazione del posto macchina loro riservato. In alcuni ristoranti, poi, i disabili sono spesso mal accetti dai proprietari e persino rifiutati assieme ai loro familiari in qualche hotel o garni, tanto più se si tratta di gruppi, con l’invito a cercare una soluzione altrove. Pure qualche uomo di chiesa dimentica la caritas e la fratellanza con le persone disabili. Abbiamo già scritto su queste colonne parecchi anni orsono che il vescovo di Viterbo monsignor Chirinelli aveva rifiutato di sposare in chiesa due giovani cattolici perché l’uomo, paraplegico a causa di un incidente, era ritenuto incapace di avere un’attività sessuale e una capacità procreativa “come di norma”. Qualsiasi solidarietà di religiosi o laici, se non si esprime in atteggiamenti concreti, è davvero astratta e malinconica. Non si tratta, poi, di generosità verso i disabili, ma di rispetto dei loro diritti, per garantire alcuni dei quali le soluzioni non sarebbero troppo difficili. Tre esempi: gli scalini, i gabinetti nei locali pubblici e delle pedane apposite sui bus. Quanti “normali” si rendono conto delle difficoltà di un disabile di fronte ad una scala, o ad un ascensore dove la carrozzella non entra, o nell’andare al cesso in una toilette tradizionale, e specie se “alla turca”? Difficoltà gigantesche, anche quando il disabile può contare sull’aiuto di un badante. In particolare le pedane apposite sui mezzi pubblici sono una nota ultra-dolens. Lo testimonia la causa intentata nel 2010 al Comune di Roma per il fatto che nel 99% (sic!) delle fermate dei bus salita e discesa  risultavano impossibili per i disabili in carrozzella, pur essendo che il 70% dei mezzi fosse dotato di sistemi facilitanti. Il sindaco dell’epoca ha infatti dovuto promettere un suo preciso intervento, ma ignoro se la questione, indubbiamente problematica, sia stata risolta almeno in parte. Va comunque ribadito che rispettare e aiutare i disabili non è pietà, ma una condicio sine qua non perché  nazioni “civili” possano considerarsi tali. Manco a dire che la questione si fa in generale anche più grave per i disabili meno abbienti.