L’efficacia della robot-terapia nei pazienti sopravvissuti, ma con sequele, ad un ictus cerebrale veniva considerata “enorme” già 10 anni fa in un editoriale del New England Journal of Medicine. I vantaggi sono risultati sempre più evidenti, da quando si è capito che pure con un danno cronico il cervello mantiene una discreta non prevista plasticità. La robotica risulta preziosa specie in malati con ictus selezionati grazie alla risonanza magnetica funzionale, che potrebbe identificare i pazienti che risponderanno meglio alla terapia. Le terapie innovative di recupero (“repair therapies”) di questi pazienti non vanno confuse con le terapie definite “neuroprotettive” attuate per limitare il danno emorragico acuto. Quelle di recupero, invece, se messe in atto precocemente (mesi) dopo l’ictus, sono finalizzate a dare miglioramenti durevoli. Tra queste primeggia la “terapia robotica”, realizzata cioè con dispositivi meccanici, che rappresenta una conquista della medicina specie se si considerano le difficoltà incontrate dai malati post-ictus, in primis l’accessibilità. Pensiamo, per esempio, al disagio dei pazienti che abitano lontano da un ospedale o comunque da un centro di riabilitazione, alle liste di attesa che sempre più sono una “nota dolens” (e ci mancava la COVID-19!), alla lunga durata delle sedute riabilitative e, non ultimo, alla pazienza che viene richiesta sia ai pazienti disabili che ai terapisti. La terapia robotica pure in pazienti con deficit motori gravi e di lunga data si prefigge di migliorare movimenti attivi e passivi, principalmente degli arti superiori ed inferiori, ma anche delle ginocchia e delle anche. Si cercherà pure che il paziente stesso, imparando ad azionare il dispositivo meccanico, possa attuare esercizi analoghi a quelli che lo stesso fisioterapista gli farebbe fare manualmente. Il cerebroleso potrebbe anche solo iniziare l’esercizio fisico, che potrebbe poi essere completato dalla macchina. Purtroppo, nonostante il ragionevole razionale, risulta difficile dimostrare oggettivamente i vantaggi concreti della robotica, e ciò a causa soprattutto della non ampia popolazione studiata negli studi clinici controllati). Di fatto, la casistica risulta inevitabilmente eterogenea (a scapito della numerosità) quanto a età del paziente, età dell’ictus, entità del deficit motorio, aderenza o meno del malato alle modalità previste dalla terapia robotica (“compliance”, in gergo medico). Inoltre, nel valutare la concreta efficacia specifica della robotica non va dimenticata la possibile influenza di eventuali patologie co-esistenti, specie nei pazienti anziani, quali in primo luogo la depressione che penalizza un terzo di questi ammalati. Doverosa attenzione va data anche alle terapie messe in atto post ictus o precedenti a questo, perché pure queste possono influenzare il giudizio sulla efficacia della robot-terapia.