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La questione del rischio immersione in acque fredde subito dopo aver mangiato viene spesso sollevata con argomentazioni più o meno solide. Ne parla invece a ragion veduta Rebecca De Fiore di Pensiero Scientifico Editore. Vale la pena di riflettere su ciò che dice, in primo luogo sul fatto pregiudiziale che non esiste alcuna prova scientifica che fare il bagno al mare subito dopo un pasto sia pericoloso. Il che, naturalmente, non vuol dire che non lo sia ma che i timori non sono giustificati da dati inoppugnabili. Sarebbe in effetti opportuno basarsi su dimostrazioni oggettive secondo canoni che sono quelli propri di uno studio controllato. Nel caso specifico ciò richiederebbe reclutare un gran numero di persone comparabili (per sesso, età, storia clinica muta), e portarli al mare dividendoli in due gruppi A e B. Il gruppo A si dovrebbe immergere in acqua fredda dopo un lauto pranzo, mentre quello B vi si immergerebbe a stomaco vuoto. Di fatto questo studio è pressoché irrealizzabile. Inoltre, anche il termine “congestione” spesso usato per descrivere il malessere eventualmente affiorante dopo l’immersione di chi ha appena mangiato, non aiuta il chiarimento. Se infatti si va a cercare sulle riviste scientifiche, – come rimarca in un suo libro il pediatra Lucio Piermarini – non si trova “nemmeno il corrispettivo del termine <congestione>. Una vaghezza tutta italiana insomma, un po’ come parlare genericamente di cervicale”. La fondazione Veronesi precisa che congestione significa semplicemente ristagno di liquidi o sangue in un organo che, nel soggetto colpito da malore dopo l’immersione, potrebbe essere stomaco e intestino. Ma la reazione dovuta al contatto della nostra pelle con l’acqua fredda richiama il sangue dalla periferia del corpo per mantenere costante la temperatura sottraendolo anche agli organi digestivi, comportando così non un ristagno ematico in essi, ma “piuttosto un rallentamento della digestione”. In ogni modo, delle precauzioni sembrano ugualmente ragionevoli specie per i bambini tra uno e quattro anni. La rivista per genitori UPPA rileva che in questi piccoli, collegato all’impatto brusco sul viso dell’acqua fredda, può aversi anche se di rado è un malessere grave. E ben lo sanno – aggiunge l’UPPA – i tuffatori sportivi che, prima di ogni tuffo, si fanno una doccia fredda per evitare una violenta reazione nervosa riflessa che può avere conseguenze serie. “Se il tutto dura più di qualche secondo – per l’UPPA – il cervello va in blocco e si può affogare anche in pochi centimetri di acqua”. Per quanto riguarda i bambini che sono quelli più a rischio, sarà sempre opportuna la vigilanza di un adulto perché, in caso di malore, l’annegamento (anche in piscina) può avvenire rapidamente. Vien da chiedersi a questo punto perché, tra le controindicazioni alla sauna seguita dal bagno ghiacciato, non si trova mai l’avvertimento di farla a stomaco vuoto.
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