Molti elementi fanno ritenere che la natura dell’uomo sia rimasta sostanzialmente la stessa nei secoli ed è probabile che sia proprio cosi. Al contrario le scoperte scientifiche son diventate sempre più entusiasmanti. Premessa d’obbligo prima di segnalare un articolo sul Bollettino NEGRI NEW185 che riporta una ricerca clamorosa. A riferirla è il  Prof. G. Remuzzi, attuale Direttore dell’Istituto Mario Negri che così esordisce: “Già a settembre un primo lavoro pubblicato sul Nature metteva in luce che dei geni predisponenti alle forme più gravi di COVID derivino dall’Uomo di Neanderthal”. In un secondo articolo, Nature rivelava che dai Neanderthal si è però ereditato anche una sorta di protezione genetica che, se  dovessimo ammalarci, farebbe evitare la terapia intensiva. Scoperta piuttosto difficile da volgarizzare, ma… tentiamoci. I ricercatori H. Zeberg e S. Paabo avevano notato che certe aree nei nostri geni predispongono a sviluppare la forma più severa di COVID. Una di queste aree si trova sul cromosoma 3, che ospita 3 geni combinati tra loro e che risulta molto comune in Bangladesh e nel Sud-Asia, mentre è del tutto assente in Africa. Ciò faceva sospettare che questo complesso genico potesse derivare nientepopodimeno dall’uomo di Neanderthal. Risulterebbe, infatti, che l’Homo Sapiens una volta migrato dall’Africa dove oggi sappiamo che è nato, tra 35 e 85 mila anni fa si è incrociato varie volte con l’uomo di Neanderthal, per poi diffondersi in Persia, in  Europa e persino in Siberia. Questo escluderebbe l’esistenza di un antenato comune vissuto migliaia di anni prima, perché in questo caso il complesso genico del cromosoma 3 l’avrebbero trovato anche in Africa. Come si è detto, il complesso genetico di derivazione neanderthaliana sembra determinante per lo sviluppo delle forme gravi della COVID. Al contrario, aree riguardanti altri cromosomi, e in particolare il cromosoma 12, invece che correlarsi con le forme più severe della COVID sembra proteggere dal decorso grave di COVID (e anche dall’epatite C). Insomma, abbiamo ereditato dal Neanderthal complessi genici sul cromosoma 3 che favoriscono la gravità della COVID ma, contemporaneamente, anche un complesso di geni situato sul cromosoma 12 che riduce la gravità e il rischio di terapia intensiva del 22% (grazie alla degradazione intracellulare più vivace dell’RNA del SARS-Co-V2?). Queste conclusioni strabilianti sono supportate dai dati forniti dal consorzio GenOMICC che include 2.300 pazienti ospedalizzati per COVID severa e 10 mila soggetti sani. A ulteriore avallo di queste ricerche sta il riscontro che in popoli mai venuti a contatto con i Neanderthal, come gli African Yoruba, gruppo etnico di 40 milioni vivente principalmente in Africa occidentale (di cui il 30% in Nigeria), nessuno presenta questi complessi genici ereditati dai Neanderthal. Affascinante  ricerca, Remuzzi!