I diritti degli omosessuali sono temi molto attuali e lo dimostra la giornata contro l’omofobia promossa dall’UE il 17 maggio di ogni anno e specie la diatriba recente sull’accantonamento della legge Zan votato in senato con 154 voti a favore del blocco. ll disegno prevedeva l’inasprimento delle pene contro discriminazioni/crimini contro omosessuali, bisessuali e transessuali (e donne e disabili). Prescindendo da convinzioni sia religiose che politiche (sincere o fittizie!), diamo un’ occhiata “biologica neutra” a cosa si osserva nel mondo animale. Se si cerca in rete “Omosessualità negli animali” compare (30/10) una sfilza di 718.000 risultati, dai quali risulta che nel mondo animale l’omosessualità esiste e non è quindi un atto  “contro natura”. Motivo per cui i “diversi” del movimento LGBT (acronimo per Lesbica, Gay, Bisessuale e Transgender), e coloro che non li discriminano, auspicano diritti e doveri pari a quelli degli eterosessuali (per i quali pure vanno banditi sgradevoli atti esibizionistici). D’altronde, la maggioranza degli scienziati conferma che l’omosessualità negli animali esiste, anche senza prender posizione sul fatto che essa sia sufficiente a “giustificare” la scelta gay dell’Homo sapiens. Sono più di 1500 le specie in cui i ricercatori hanno individuato comportamenti omosessuali che vanno dal corteggiamento ai giochi erotici, alla momentanea stimolazione genitale o all’amplesso vero e proprio. Già nel 1999 Max Harrold pubblicava l’articolo “Biological Exuberance: Animal Homosexuality and Natural Diversity”. L’Autore documentava come l’omosessualità sia praticata più o meno continuativamente da una minoranza di scoiattoli, pinguini, trichechi, delfini, balene, leoni, elefanti, antilopi, giraffe, zebre, bisonti, bufali, cavalli, scimpanzé, orangutan, babbuini, macachi, procioni, tacchini, cani, gatti, lupi, volpi, lepri, cavie. Tra i volatili troviamo gabbiani, oche, anatre, cigni, piccioni e, tra gli insetti, la libellula. La maggior quota di omosessualità si osserva in pinguini, mammiferi marini, scimmie antropomorfe e ovini. Tra gli arieti, in particolare, una ricerca del 2004  rivelava che l’8% di questi dimostra preferenze omosessuali pur avendo a disposizione più pecore. Ho già scritto in rubrica come queste tendenze “naturali”, si completino con l’assistenza dei piccoli nati da precedenti accoppiamenti eterosessuali. Capita pure che due femmine si uniscano per allevare meglio i figli di una di esse. Insomma, in natura le varianti di comportamento sessuale sono più di una, anche se l’eterosessualità è senza dubbio prevalente, finalizzata presumibilmente alla conservazione della specie. Circa il  movimento LGBT, certo è che una normativa dettagliata ci vuole, se non altro per evitare che un giudice sia lui a dover a valutare discrezionalmente questioni legali  eterogenee con le quali l’LGBT deve confrontarsi.