Nell’uomo, i battiti cardiaci, gli atti respiratori, la pressione arteriosa, la temperatura, la composizione del nostro sangue (glicemia, ferro sierico, ormoni, etc), il numero di globuli rossi e bianchi, la velocità di eritrosedimentazione (VES), la produzione di ormoni e di enzimi variano (tanto o poco) in modo ciclico nell’arco delle 24 ore secondo ritmi chiamati “circadiani” (dal latino circa dies, intorno al giorno). Ciò spiega che alla mattina una persona (chi più chi meno) può essere in qualche misura diversa da quella che è alla sera e ciò vale anche per lo stato d’animo e per l’eros. Per quanto attiene ai parametri biochimici, alcuni esempi: la concentrazione plasmatica del cortisolo, ormone prodotto dalla corteccia surrenalica, al pomeriggio risulta la metà di quella del mattino, e lo stesso dicasi per il ferro. L’insulina e le proteine hanno concentrazione massima nel sangue intorno alle 15, mentre l’azotemia è massima alle 9 della sera. Nell’uomo è dunque operante, un “orologio biologico” ed e di ciò che si occupa la “cronobiologia”. Per questo gli esami ematochimici è bene farli al mattino alla stessa ora. Anche la terapia può essere influenzata dal ritmo circadiano, un fatto ancora poco considerato. Un esempio eloquente: due noti antitumorali come l’Adriamicina e il cis-Platino ridurrebbero significativamente i loro pesanti effetti collaterali se somministrati rispettivamente alle 6 del mattino o, rispettivamente, nel tardo pomeriggio. Questo orologio “interno”, lo si deve ad un gruppo di cellule nervose del nostro cervello (segnatamente dell’ipotalamo), sensibili soprattutto all’alternarsi della luce e del buio, ma pure ad altri fattori esterni come la rotazione della terra ed il campo magnetico. La alterazione di queste cellule si traduce tra l’altro nella perdita di un regolare ritmo sonno/veglia dovuto ad un’alterata produzione dell’ormone melatonina da parte della ghiandola epifisi che riceve il messaggio ottico (luce o buio) proveniente dalla retina. Nel soggetto normale la produzione di melatonina è massima di notte e declina durante il giorno. Uno sconcerto di tale ritmo circadiano è registrabile specie in coloro che cambiano rapidamente fuso orario: il giorno (più luce) si allunga infatti se si vola verso ovest e si raccorcia (più buio) andando verso est. Da qui l’impiego di melatonina nel cosiddetto “jet lag” lamentato da chi viaggia molto, come ad esempio i tennisti professionisti . Ma come spiegare un tale ritmo pure in piante, batteri e organismi unicellulari che il cervello non ce l’hanno? In essi un ritmo circadiano, che di fatto presidia la loro esistenza e la loro capacità di replicarsi, si deve a determinati geni che sono attivi ciclicamente. Nelle cellule primordiali il ritmo circadiano probabilmente proteggeva la replicazione del DNA dalla radiazione nociva dei raggi ultravioletti durante il giorno.