Lo scorso ottobre Graziella Morace spiegava su Query Online come VAERS (Vaccine Adverse Event Reporting System), database di farmacovigilanza USA, possa essere usato in modo inappropriato. Dal 1990 VAERS è designato a raccogliere segnalazioni di operatori sanitari, e poi anche della popolazione, di eventuali effetti collaterali nei soggetti vaccinati. Nel corso del 2021 i dati VAERS relativi agli eventi avversi post-vaccinazione anti-COVID risultano però usati in molti siti web solo per enfatizzare la presunta pericolosità dei vaccini. In diversi social sono infatti apparsi dei post secondo i quali i dati di VAERS dimostrerebbero che i vaccini anti-COVID hanno provocato migliaia di eventi avversi gravi, tra cui attacchi di cuore, miocarditi, aborti spontanei, disabilità e, secondo un post su Instagram, quasi 15 mila morti. Tra l’11/12 2020, quando la FDA ha autorizzato per la prima volta un vaccino anti COVID, e il maggio 2021, dei post scrivevano, ad esempio, che VAERS aveva ricevuto oltre 1,1 milioni di interazioni su Facebook. In verità, oltre l’80% dei post allarmanti i dati “provenivano da siti Web classificati come inaffidabili, comprese importanti fonti di disinformazione sui vaccini come Children’s Health Defense, un gruppo gestito da R. F. Kennedy Jr.”. Le segnalazioni riportate nei suddetti siti Web sono di per sé vere, ma esse “sono presentate in maniera fuorviante senza spiegare come funziona questo sistema di registrazione dati e quindi il loro significato”. In effetti, il VAERS è un sistema di segnalazione “passivo” per cui chiunque, anche in modo anonimo, può inviare la segnalazione di un “presunto” effetto avverso, e VAERS si limita a raccogliere la testimonianza individuale senza avere nel contempo il compito di verificarne l’attendibilità ed il rapporto di causa-effetto che lega il vaccino alla reazione avversa. Sul database si può pertanto trovare di tutto, anche notizie totalmente prive di una correlazione plausibile con il vaccino, come ad esempio casi di persone morte in un incidente stradale mentre rientravano a casa dopo essere state vaccinate. Pertanto, per Graziella Morace, senza queste precisazioni, questo sistema di vigilanza, non può essere considerato sensu strictu una fonte affidabile circa gli effetti avversi dei vaccini. Ed infatti lo stesso VAERS mette in guardia dall’utilizzazione dei propri dati nelle pagine intitolate “Guide to Interpreting VAERS Data” e nelle “FAQ” (=questioni recentemente sollevate). E insiste testualmente che “In genere non è possibile determinare dai dati VAERS se è un vaccino che ha causato l’evento collaterale. Le notizie inviate a tale sistema informativo mancano spesso di dettagli e talvolta contengono errori… Nel complesso [insomma] è sbagliato stabilire una relazione causale utilizzando solo le segnalazioni del rapporto VAERS”. È doveroso tenerlo ben presente.