Al contrario di quanto riteneva incautamente qualcuno, il COVID non è (purtroppo!) una semplice influenza. Questo però non deve far dimenticare l’importanza della virosi influenzale specie in sottogruppi di persone a rischio nei quali, tra l’altro, COVID e influenza possono coesistere. I decessi per sola influenza stagionale in Italia non fanno più notizia e sono difficili da stabilire perché il virus influenzale può aggiungersi a condizioni già compromesse di pazienti specie anziani affetti da altre patologie, in particolare respiratorie o cardiovascolari, che sono di per sè possibili cause di decesso. Grazie a sistemi misti di valutazione statistica, si calcola che mediamente si abbiano ogni anno 8000 morti per influenza e relative complicanze. Il rischio è maggiore in categorie di persone ben individualizzate tra le quali i pazienti ad alto rischio di cardiopatie o già infartuati. A proposito di questi ultimi conviene ricordare lo studio randomizzato “IAMI”, il più ampio mai realizzato per valutare l’effetto del vaccino antinfluenzale, in termini di riduzione del rischio cardiovascolare, in soggetti già a rischio in quanto sopravvissuti a infarto miocardico o sottoposti a un’angioplastica. Sono stati coinvolti nello studio 30 centri in 8 Paesi (Svezia, Danimarca, Norvegia, Lituania, Regno Unito, Repubblica Ceca, Bangladesh, Australia). I risultati, presentati nel 2021 nell’ambito del Congresso dell’European Society of Cardiology riguardano il 58% del target iniziale rappresentato da 2.571 soggetti, in quanto lo studio è stato interrotto prematuramente ad aprile 2020, in conseguenza dello scoppio della pandemia di COVID-19. I pazienti erano stati randomizzati in due gruppi, uno avrebbe ricevuto un vaccino antinfluenzale e l’altro un placebo nelle 72 ore successive ad una angiografia coronarica o ad un’ospedalizzazione. Il parametro di valutazione (“endpoint”) primario era costituito da un indice composito di eventi calcolato a 12 mesi e costituito da mortalità per tutte le cause, infarto miocardico o trombosi dello stent (piccolo tubicino metallico a maglie espansibili, inserito nelle coronarie). Gli endpoint secondari comprendevano invece “singolarmente” mortalità per tutte le cause, mortalità cardiovascolare, infarto miocardico o trombosi dello stent.  I risultati registravano un endpoint primario nel 5,3% di 67 pazienti del gruppo sottoposti al vaccino antinfluenzale e nel 7,2% di 91 pazienti in placebo, una differenza numericamente piccola in apparenza, ma statisticamente molto significativa. Analoghi risultati si registravano per gli endpoint secondari singoli. O. Fröbert e B. Casadei, tra gli autori dello studio, pensano che i dati spingano comunque a vaccinare contro l’influenza gli infartuati appena ricoverati, nonostante l’interruzione prematura dello studio che riduce la potenza statistica delle conclusioni