Libertà di opinione? Ci mancherebbe altro che non ci fosse nei Paesi democratici, anche perché la verità assoluta è improbabile e può comunque variare nel tempo. Tuttavia, a mio avviso si dovrebbe considerare con attenzione chi sono coloro che la manifestano e qual è l’argomento di cui si tratta, aspetti entrambi non da poco. Se il tema è poi molto selettivo, il grado di cultura generale dell’opinionista è un’altra variabile importante da considerare, mentre poco importa se si tratta, per esempio, di un tema banale come giudicare l’arbitraggio di una partita o se (in era pre-VAR) il goal era valido o no. In questo caso, grazie anche alla quota emotiva spesso irrazionale in gioco, ogni opinione può essere legittima e tutto sommato inoffensiva. Al contrario, in campo medico/scientifico/tecnico l’opinione dell’esperto non può invece avere lo stesso peso dell’ignorante nello specifico o dell’ignorante globale. Pure l’ “ipse dixit” non è di per sé sufficiente. Ci sono dei premi Nobel come il prof. Luc Montagnier, scopritore con Robert Gallo del virus dell’AIDS, che credeva inopinatamente senza prove che la papaia potesse curare il morbo di Parkinson. E nel 2002 l’ha raccomandata pure al papa  Karol Wojtyla. Nessuno gli vietava naturalmente di pensarlo, ma sarebbe stato illogico in base solo alla sua personale convinzione che il Servizio Sanitario Nazionale adottasse tout court la cura con la papaia per i malati di Parkinson. Nel 2014 l’Antitrust, in considerazione del fatto che non esisteva alcuna ricerca clinica rigorosa che dimostrasse valida l’opinione di Montagnier,aveva infatti ritenuto ingannevole la campagna pubblicitaria della ditta che commercializzava la papaia fermentata. Un esempio di immediata chiarezza sulla libertà di opinione lo dobbiamo forse al grande Piero Angela che ha fatto presente come la velocità della luce non si stabilisca per alzata di mano. La luce  per raggiungere dalla terra la luna ci mette 1,28 secondi, e non un centesimo di secondo in più o uno in meno. Su un dato come questo una persona, a meno che da competente non dimostri tale calcolo errato, “non può” avere un’ opinione diversa, o meglio, se ce l’ha, questa non conta assolutamente nulla. Libertà di opinione pure per quel 5% che ritiene piatta la terra, e lo si può tollerare ignorandolo perché ritenere che la terra sia piatta non fa male a nessuno. In realtà, lo schierarsi contro ogni evidenza  fornisce un brutto e ingiustificato esempio (specie ai giovani), ai quali, invece, andrebbe essere insegnato che qualsiasi affermazione importante dovrebbe va documentata. Ciò dovrebbe valere anche per ambiti diversi dalla scienza, in politica per esempio, ma in particolare nella ricerca e in tutto ciò che poggia su parametri “misurabili” oggettivamente. Se la libertà di opinione non è quasi mai un problema immediato per gli altri, la libertà di scelta è qualcosa di ben diverso perché può impattare significativamente sulla collettività. Non mi sembra sia lecito, ad esempio, dare peso a opinioni differenti sulla necessità di rispettare i semafori, sui limiti di velocità, sull’uso del casco in motocicletta, sull’utilità delle vaccinazioni. Fintanto che esiste una norma varata da esperti, che magari andrà corretta in base a nuovi dati ma che mira comunque a difendere l’interesse di tutti pur rispettando nei limiti del possibile la libertà del singolo, essa va rispettata.. Per questo la libertà di voto talora lasciata da un qualsiasi partito ai propri iscritti su certi temi scientifici, quale che sia la sua collocazione politica, lascia perplessi. Libertà di opinione non equivale insomma a libertà di scelta, sono due cose ben diverse. Si può non esser convinti dell’utilità del casco o delle cinture di sicurezza o del limite di velocità e dei vaccini ma non si può avversare queste misure o indire manifestazioni di piazza senza prima averne dimostrato l’inutilità o la pericolosità. L’eventuale libertà di scelta consentita da un partito su un qualsiasi problema, sa tanto di scaricabarile: così non si scontenta nessuno degli iscritti e dei simpatizzanti e si riduce il rischio di perdere delle schede elettorali.