Omicidi efferati occupano ogni giorno ampio spazio sui media. Non mancano poi raccapriccianti crudeltà, sessuali e non, sui bambini compiute talora dagli stessi genitori.. E ci sono pure dei figli che uccidono i loro genitori solo per trarne vantaggi economici (casi Peter Neumair e Laura Perselli a BZ, Laura Ziliani a Brescia). Che dire poi degli stupri di gruppo? Emblematici quelli “storici” (Circeo) e recentissimi (Suzzara) che si concludono talora con la morte delle vittime. È così inevitabile che molti auspichino per questi orrori la pena capitale. E la stessa si vorrebbe per pazzoidi che compiono stragi di centinaia di persone innocenti. Il caso di Anders Breivik è al riguardo agghiacciante: neonazista norvegese mai pentito, Breivick uccide mitragliandoli 69 giovani durante un raduno festoso nell’isola di Utoya. Per tali delitti per molti  viene spontaneo “a caldo”  l’auspicio di pena capitale, sapendo che probabilmente molti di questi assassini torneranno in circolazione. Ma “a freddo”, quando ragione e senso etico prevalgono, la gran parte dei cittadini e delle Nazioni giudicano  la pena di morte una “barbarie”. Eppure essa è ancora applicata in 58 Paesi tra cui: USA (in 9 Stati), Russia, Bielorussia, Cina, Iran, Iraq e Saudiarabia, Giappone, Nordcorea. Sconcertante che pure lo stato del Vaticano abbia abolito la pena capitale solo nel 1969 (decreto di Papa Paolo VI) e che solo nel 1955 Papa Giovanni Paolo II ne abbia auspicato l’abolizione planetaria. L’Italia è stata più rapida del Vaticano, abolendola già nel 1948. A prescindere dal dilemma etico “pena capitale si o no”, vediamo cosa può capitare realisticamente nella stanza di chi sta per essere giustiziato, con speranza che non si tratti di un atroce errore giudiziario e che non ci sia discriminazione tra poveri e ricchi in chi ha comminato la pena. Esempio allucinante quello riportato dal British Medical Journal anni fa. Clyton Lockett è un nero condannato alla sedia elettrica per l’omicidio di una giovane di razza bianca. Per probabile omissione di qualche narcotizzante, l’iniezione di due farmaci letali non funziona e per Lockett inizia un’impressionante agonia di 43 minuti. Egli si sveglia, tenta di alzarsi, urla e gli addetti sconvolti abbassano la tenda per nascondere agli astanti la reazione straziante del condannato che alla fine muore per infarto. La scena scioccante concorre a far capire il perché sia impossibile, specie per un dottore, accettare l’inumanità della sedia elettrica. L’American Medical Association proibisce infatti ai medici USA di aderire alla pena capitale e di partecipare fisicamente all’atrocità. In loro assenza l’esecuzione non potrebbe aver luogo. Pure le ditte farmaceutiche USA decidono di non fornire alle carceri “farmaci che uccidono”, ma queste possono rifornirsi all’estero e tener segreta la miscela letale impiegata.