Invecchiare in buona salute e discretamente sani è il desiderio di tutti. Ma la vita che si allunga fa pure aumentare, salvo eccezioni, il rischio di malattie metaboliche, infiammatorie, cardiovascolari, disturbi gastrointestinali e neuropsichiatrici, tumori. A questi si può associare una patologia poco gettonata e sottostimata dalla popolazione e cioè la “sarcopenia”. Coniato nel 1988 da Irwin Rosenberg, professore di Nutrizione alla prestigiosa Tufts University di Boston, questo termine deriva dal greco antico (dove sarx = carne e penia = perdita). I dottori S. W. Petropoulou e collaboratori, ricordano su Recenti Progressi in Medicina che la sarcopenia negli anziani è al giorno d’oggi la “maggior causa di disabilità”, rappresentata in primis da cadute, fratture ossee, e difficoltà marcata di svolgere attività anche modeste (vestirsi, allacciarsi le scarpe, farsi la doccia o il bidet, raccattare da terra un oggetto). La sindrome può essere “secondaria”, conseguire cioè a malattie che costringono il soggetto all’immobilità, ma può risultare anche “primitiva”, legata solo all’invecchiamento. Secondo “l’European Working Group on Sarcopenia in Older People”, la diagnosi di sarcopenia si basa sulla triade costituita da perdita di forza della muscolatura scheletrica (prevalentemente a carico degli arti inferiori), perdita progressiva di massa muscolare e difficoltà di muoversi. Se ne riconoscono tre fasi cliniche: 1. Pre-sarcopenia: forza muscolare diminuita, ma massa muscolare poco alterata e discreta attività fisica ancora presente; 2. Sarcopenia conclamata, in cui ai sintomi precedenti si associa pure riduzione palese della massa muscolare; 3. Quadro grave: con il calo di forza e di massa muscolare coesiste una marcata limitazione di ogni movimento fisico. In quest’ultima fase la situazione è particolarmente penosa e richiede massima assistenza da parte di altri per qualsiasi operazione: alzarsi dalla sedia o dal letto, salire le scale, andare sul water, passeggiare. Tale assistenza, purtroppo, non è alla portata di tutti e per questo risulta spesso inadeguata. L’ articolo sopraccitato entra in dettaglio sul come realizzare una valutazione precisa del grado di sarcopenia, ricorrendo ad alcuni esercizi-test codificati (ad es., paziente prima seduto che si alza, cammina per un tratto convenuto e poi torna a sedersi). La durata dei singoli esercizi riabilitativi dipenderà dalla capacità e dalla volontà di collaborare del soggetto, dalla sua età, da dove la riabilitazione viene realizzata (in casa o in ospedale). La terapia addizionale potrà prevedere analgesici, antidepressivi, ormoni anabolizzanti e, nelle donne, ormoni estrogeni. Tuttavia, il vantaggio specifico di questi rimedi ancillari non poggia su una documentazione solida e risulta in genere alquanto aleatorio. La prevenzione della sarcopenia primitiva è dunque l’arma vincente.