Attraverso i geni presenti nei loro cromosomi i genitori trasmettono ai figli i caratteri ereditari, mentre i caratteri acquisiti non si trasmettono alla prole. Più di recente, tuttavia, si è capito che la non trasmissibilità dei caratteri ereditari vada un po’ smussata. Risulta infatti che non i geni ma la regolazione degli stessi può in qualche modo essere trasmessa. Nel corso della vita, l’ambiente (quindi fattori non genetici) può infatti indurre una diversa espressione dei geni ed è questa che si può trasmettere alla prole. Di ciò si occupa l”epigenetica”. In parole semplici, questa branca della genetica studia non i cambiamenti dei geni ma la traduzione dei loro effetti indipendente da variazioni del DNA. Il genoma, che ha subito la modulazione indotta dall’ambiente, prende nome di “epigenoma”. Sarebbe come dire che uno stesso spartito musicale può esser interpretato ed eseguito da orchestre diverse in modo differente. I fattori epigenetici per agire richiedono l’intervento di meccanismi biochimici multipli dai nomi impossibili per il profano (“metilazione”, “modificazione istoniche”, “espressione del microRNA”). Proprio grazie a questi, i fattori ambientali fanno “accendere” o “spegnere” in modo selettivo alcuni geni, modulandone in tal modo gli effetti. Ad esempio, nel caso della metilazione del DNA, se questa diminuisce si osserva un”accensione” dei geni(=aumento della espressione genica), mentre una ipermetilazione comporterà un loro ”spegnimento (= silenziamento genico). In ambito tumorale, altro esempio, l’accensione di alcuni geni può inibire l’azione soppressiva sulla neoplasia o la capacità riparativa di un DNA danneggiato. Da sapere che i fattori epigenetici possono variare a seconda del possibile cambiamento dell’ambiente e ciò può spiegare il perché si possano osservare differenze anche vistose tra gemelli omozigoti che possiedono identico patrimonio genetico, ma che vivono in ambienti o persino continenti molto diversi. I destini dei due gemelli omozigoti possono così differire a seconda che gli stessi geni siano stati spenti o accesi grazie alla metilazione di cui sopra. Non è improbabile che le differenze tra omozigoti si accentuino persino nel corso della vita. Anche la dieta o i medicinali possono costituire fattori ambientali, a seconda della posizione intranucleare dei sopra citati istoni (proteine nel nucleo che impacchettano i filamenti del DNA). Infine, il genoma può essere modulato dai microRNA (frammenti che non sintetizzano proteine ma modulano l’attività del RNA messaggero che porta informazioni ricevute dal DNA ai siti della sintesi proteica). Si sa che questi microRNA regolano per più del 50% i geni codificanti proteine. Alcuni di essi sono coinvolti nella predisposizione a malattie cardiovascolari, metaboliche e neoplastiche. Tema difficile da divulgare, ma non saperne proprio nulla è ancora peggio.