L’ultimo British Medical (BMJ) Journal pubblica un articolo dettagliatissimo (ben 19 i riferimenti bibliografici) del proprio editor Kamran Abbasi, dedicato alla situazione attuale da lui definita “multicrisi esistenziale”. Con questo termine egli indica il sommarsi concomitante di tre eventi: disastri climatici, pandemia di COVID-19 e recentissima invasione russa dell’Ucraina. A causa della guerra è di fatto calata incautamente l’attenzione dei media, e quindi dei cittadini, circa i problemi climatici planetari e il diffondersi del SARS-CoV-2 e delle sue varianti, come se tali questioni non esistessero più. A concorrere a questa gerarchia “ribaltata” di emergenze ha di fatto concorso l’informazione su carta stampata, talk show televisivi 24/24 e cellulari. Del resto era purtroppo inevitabile che ciò accadesse dato l’orrore per le migliaia di morti civili e militari e lo sgomento per i milioni di donne, bambini e anziani ucraini in fuga verso l’Occidente (non è però moralmente esaltante che strazi e morti in aree più lontane suscitino un orrore alquanto più…tiepido!). Siccità, inondazioni, distanziamento/isolamento, mascherine e vaccinazioni sono così passate in seconda linea nonostante che queste questioni non siano affatto risolte e, anzi, per molti aspetti anche aggravate. Immaginiamoci, per esempio, come si siano potute attuare vaccinazioni di massa, tamponi, applicazione di mascherine adeguate o isolamenti precauzionali in persone costrette a stare ammassate per ore o giorni in sotterranei o in bunker improvvisati, senza riscaldamento, luce, servizi igienici e generici presidi sanitari. E questa è la tipologia dei rifugiati che arrivano da noi. Non a caso, l’Intergovernmental Panel on Climat Change rimarca queste emergenze concomitanti che insieme producono un “tremendous stress” sotto il profilo della salute fisica e psichica. Per il dr. Abbasi, il dramma della guerra non ci dovrebbe far assolutamente dimenticare la perdurante gravità della pandemia. L’articolo osserva infatti che la COVID non è affatto un problema del passato, che i casi di contagio sono in aumento e che c’è evidenza di nuove varianti sempre più diffusive, anche se clinicamente meno allarmanti (siamo già all’omicron 2 e alcune fonti segnalano un aumento dei contagiati del +40%). Per il sommarsi di questioni multiple così serie il dr. Abbasi insiste sull’esigenza di un potenziato intervento di Servizi di igiene mentale, insufficienti in genere già prima della multicrisi, e ora preziosi più che mai non solo per i bambini che sono le vittime principali della guerra, ma pure per i reduci feriti e per i malati affetti da patologia cronica, in primis da tumori maligni: questi ultimi rischiano infatti l’interruzione delle cure e dell’attenzione. L’editoriale si sofferma sulla necessità di pensare non solo all’oggi ma anche al domani in considerazione di nuovi dati riguardanti proprio l’impatto neuropsichico della long-COVID. Indubbiamente la sorveglianza a lungo termine di soggetti già contagiati dal SARS-CoV-2 e poi apparentemente guariti dovrebbe essere ben presente dai “decisori” responsabili della sanità pubblica. Le bombe non distruggono solo case e famiglie, ma anche i pilastri della sanità pubblica che, a guerra finita (e speriamo che ciò succeda quanto prima!), risulteranno certo un presupposto base per la ripresa individuale e collettiva. Ci vuole, insomma, per il BMJ una visione complessiva non miope, a lungo termine, affinché l’umanità sia pronta ad affrontare multicrisi esistenziali che potrebbero capitare una dopo l’altra.