Di questi due temi ne ho parlato a lungo con Andrea Zanzotto durante un viaggio che ci portava da Bolzano (dove l’amico poeta si era sottoposto ad alcuni esami) a Pieve di Soligo, dove abitava. In realtà, più che parlare ascoltavo. Al di fuori dell’ermetismo della sua poesia di alto lignaggio e della sua nota patofobia, Andrea dimostrava un’acuzie, una cultura e un’agilità di analisi filosofica fuori del comune. Alla fine del viaggio si era giunti alla conclusione che due fondamentali pietre miliari del nostro vivere dovevano essere la “manutenzione” delle cose positive e il “compromesso”. Scelte entrambe intenzionate ad evitare certezze, a coltivare invece ragionevoli dubbi e a cambiare idea, quando è giusto farlo. Ci eravamo soffermati in particolare su tre ambiti assai diversi come, l’amore, lo sport e la pace, utili a giustificare il perchè delle suddette conclusioni.

L’amore è influenzato da fattori multipli più o meno identificabili (ormoni, affinità, occasioni, ambiente, educazione, estrazione sociale, carattere) e frutto talora di un misterioso “coup de foudre”. In Occidente, almeno nei centri più grandi, si osserva tuttavia che i legami mostrano spesso oggi di avere breve durata, a meno che il sentimento e le sue modalità espressive iniziali (seduzione, corteggiamento, passione) non vengano consapevolmente rispolverate ogni tanto. Se si trascura questa “manutenzione”, molti granellini di polvere fatti da piccole o grandi incomprensioni si accumulano sotto il tappeto del menage, e di essi ci si accorge solo quando i granellini sono diventati dei sassi. Da qui le troppe e precoci separazioni o divorzi dei nostri giorni.. Tale rottura per i ceti meno agiati è dolorosa e complicata non solo sotto il profilo sentimentale  ma anche sotto il profilo economico. La povertà ha un ruolo negativo pure nella manutenzione di un amore.

Lo sport è il secondo esempio eclatante perché il primeggiare richiede molta manutenzione. Esistono certo i talenti naturali sin dalla adolescenza. Al torneo di Wimbledon nel 1977 io  ricordo che un John McEnroe, appena diciottenne, perdeva con Jimmi Connors, rivelando per altro una classe eccezionale. Tuttavia, per diventare il McEnroe che poi abbiamo conosciuto, il talento non gli sarebbe bastato senza mantenersi in forma grazie ad un allenamento faticoso quotidiano o quasi. Per raggiungere vertici eccelsi il sacrificio è una “sine qua non” che spesso difetta nei tennisti mediocri amatoriali che non solo non si preparano atleticamente, ma che odiano persino le “due palle” pre-partita, per affrontare subito il confronto  agonistico. L’assiduo allenamento è la manutenzione del talento mentre il compromesso in questo ambito consiste nell’evitare strapazzi e abusi, più facili in un’età esplosiva come quella dei giovani atleti.

La pace. Chi scrive ha fatto a tempo a vivere la fine della II Guerra mondiale. Due bombardamenti pesanti a Trieste sulla mia testa, coperto dal corpo di mia madre che mi proteggeva dalla caduta delle macerie. E l’incubo delle sirene e di “Pippo” l’aviatore solitario che con il lancio di spezzoni era il terrore di ogni notte. Poi i “quaranta giorni” di Tito prima dell’arrivo degli alleati e la creazione del “Territorio libero” di Trieste, che batteva persino una propria moneta (AM-Lire). Dopo il 1945, la pace in quasi tutta Europa (tranne eccezioni locali): una scoperta  meravigliosa anche per un bambino come me che passava dalle elementari alle medie. Pace che si riteneva ormai definitiva in Europa dopo gli accordi di Yalta: una sensazione di libertà e serenità “normale” per le generazioni post-belliche. In agguato, però, il millenario errore dell’uomo: dimenticarsi che non basta “raggiungere” la pace, bisogna impegnarsi per mantenerla, conservando memoria di cos’è la guerra, e maturando una lungimirante visione del futuro. Questo è stato così grazie a continui compromessi fino a settimane fa. Col senno di poi, tuttavia, si deve riconoscere che l’attenzione per impedire quello che sta succedendo in Ucraina è stata evidentemente insufficiente. “Nihil sub sole novum”, del resto. Un esempio per tutti: dopo un primo conflitto (guerra del Peloponneso) tra Sparta e Atene, senza manutenzione della momentanea gracile pace, ce n’è stato un secondo tra le due polis, durato più di 25 anni (!), con disastri bilaterali testimoniati dal “Se Atene piange, Sparta non ride”. Stessa lingua, stessa scrittura,  stessa etnia, stessi Dei, stessa civiltà (?). Da rifletterci su: la manutenzione della pace e i compromessi sono più decisivi dei trattati, giustamente definiti “pezzi di carta” dal cancelliere tedesco Bethmann Hollweg (1856 – 1921).