Il carciofo (o anche “articioco” nel lessico veneto) è un ortaggio coltivato in molti Paesi particolarmente per uso alimentare, ma la sua eterogenea composizione chimica (acido folico e altre vitamine, antisettici, antiossidanti, fitosteroli che riducono il colesterolo “cattivo” LDL) lo rende interessante anche da un punto di vista medicinale. Il carciofo aumenta in primis la secrezione di bile, svolge effetti anti-infiammatori, abbassa la glicemia e i grassi nel sangue. Scarseggiano, invece, i dati su una possibile tossicità dei preparati commerciali di carciofo soprattutto nelle donne in gravidanza. Uno studio recente in “Regulatory Toxicology and Pharmacology” ha valutato a tal fine specie gli eventuali effetti teratogeni dell’estratto secco di foglie di carciofo in ratti Wistar. Le femmine sono state trattate dal 6° fino al 19°giorno della gestazione con dosi crescenti di estratto di carciofo pro die (0,0, 1,0, 2,0 o 4,0 g/kg). Al 20° giorno di gestazione, dopo taglio cesareo, venivano valutati parametri essenziali multipli sia materni che fetali. Si osservavano così calo di peso, riduzione della lunghezza e del numero dei feti vitali per figliata di madri trattate per 20 giorni, ma solo con la dose maggiore 4,0 g/kg di estratto di carciofo. Non venivano invece rilevate malformazioni scheletriche o viscerali dei feti. Con le due dosi più alte, tuttavia, si è confermato nei ratti trattati un calo ematico di acidi grassi (FA) e di colesterolo, lipidi che concorrono notoriamente alla integrità delle membrane cellulari, un requisito questo fondamentale per lo sviluppo embrionale e fetale. Lo  studio suddetto si chiedeva pertanto se la carenza di acidi grassi essenziali, espressa dal loro calo ematico, non  potesse avere un ruolo nello sviluppo anormale dei feti nel ratto trattato con dosi massime di carciofo durante la gravidanza. Lo studio poteva destare qualche preoccupazione per le donne incinte che fossero “avide” di questo ortaggio, benché sia doveroso insistere che ” Uomini e topi” non sono la stessa cosa, ma solo… un celebre romanzo di John Steinbeck. Tra l’altro, tenendo conto delle differenze in peso tra uomo e ratto, sarebbe come dire che i rischi ipotetici per le donne in gravidanza, li si avrebbero se per giorni esse assumessero chilogrammi di carciofo al giorno. Sono per contro ben noti i benefici di acido folico che pure questo ortaggio contiene e che almeno nei mesi prima del concepimento viene consigliato alle gravide dai pediatri alle dosi di 400 e 800 microgrammi pro die (un carciofo medio ne fornisce 107 microgrammi), e ciò proprio per prevenire possibili malformazioni genetiche (cardiopatie, palatoschisi, difetti del tubo neurale). In conclusione, le donne incinte fanno bene ad assumere i supplementi di acido folico consigliati, ignorando l’inesistente “rischio carciofi” (e gli esperimenti nei ratti!).