A prescindere dalle posizioni del mondo occidentale (ma non di quello orientale) sulla responsabilità della dissennata invasione della Ucraina, la preoccupazione che il conflitto non evolva in una guerra nucleare che diventerebbe molto verosimilmente mondiale, diventa sempre più angosciante. E ciò nonostante esperti opinionisti (?) dichiarino che l’uso di bombe atomiche sarebbe molto improbabile. Anche senza armi nucleari, comunque, il protrarsi della guerra comporterebbe una strage di esseri umani, la distruzione di un Paese e pesanti conseguenze economiche e psicologiche non solo ucraine ma europee se non planetarie. In verità, la percezione anche solo subliminale del rischio atomico per l’umanità intera non fa vivere bene. Questa angoscia mi ha richiamato a mente una lettera scrittami un pomeriggio (ore 6,49 ) del 6 ottobre del 2016 da un fisico triestino compagno di liceo mio e amico. Nell’epistola egli mi riportava la descrizione fedele in suo possesso di una riunione di fisici riunitisi nel 1944 ad Alamogordo nel New Messico, prima che la bomba atomica diventasse una spaventosa realtà. Credo valga la pena di far conoscere il contenuto di questa riunione (il linguaggio lascia un po’ a desiderare, ma non è colpa mia).
“Nella città senza nome non segnalata sulla carta, migliaia di fisici e di tecnici lavoravano alacremente al progetto di costruzione della prima bomba atomica, Progetto Manhattan. Il primo test su terra veniva preparato
accuratamente soprattutto per quanto riguarda la sicurezza del personale. Si presentò un quesito drammatico: lo scoppio, aumentando la temperatura attorno, sarebbe aumentato di molto il numero di collisioni Azoto-Ossigeno, ma con quali conseguenze? Si trattava di calcolarne il rischio e di prevedere le probabilità di tali collisioni, ovvero, in termini tecnici, bisognava calcolare con i dati allora in possesso la Sezione d’Urto, che è un’area della collisione Azoto-Ossigeno, la quale avrebbe prodotto tra l’altro composti azotati. Se la Sezione d’Urto fosse stata alta, la probabilità di processi a catena, a valanga, sarebbe pure stata elevatissima con il rischio di incendio totale immediato di tutta l’area presente sulla terra e la morte istantanea di tutta la biosfera. Per fortuna il calcolo approssimato di questa Sezione d’Urto diede numeri piccoli e si procedette pertanto alla realizzazione [della bomba]. Questa storiella fu raccontata alla fine del cenone di addio di un Congresso nel Tennessee, da un fisico che aveva fatto parte del Progetto Manhattan.”
Inutile precisare che chi scrive non è culturalmente in grado di apprezzare i dettagli tecnici contenuti nella descrizione, ma desidera solo sottolineare in primis con innegabile angoscia che la decisione se procedere nella realizzazione della bomba atomica sia stata presa in base ad una valutazione teorica. Poichè “errare humanum est” è lecito quindi chiedersi cosa sarebbe successo se si fosse giunti a una conclusione sbagliata? Ciò induce a una straordinaria cautela quando i risultati delle nostre scelte, in qualsiasi campo, possono aver conseguenze tragiche e definitive per il genere umano. E’ vero che “Si vis pacem para bellum” (se vuoi la pace preparati alla guerra), locuzione latina che dobbiamo allo scrittore Vegezio del IV – V secolo d.C., ha dimostrato di non essere sempre del tutto astrusa, in quanto la deterrenza sembra aver funzionato nei secoli (almeno qualche volta: vedi ad esempio la vicenda affrontata da Kennedy e Krusciov dei missili sovietici a Cuba). In questa strategia ci credeva molto Foster Dulles, segretario di Stato durante la presidenza Eisenhower, convinto che in caso di rischio bellico tra Stati convenisse arrivare fino “all’orlo dell’abisso”. Tuttavia, Vegezio viveva al tempo in cui la popolazione era assai più ridotta e le armi erano fatte di spade, frecce e fionde. Oggi siamo quasi 8 miliardi e le testate nucleari (stime in rete del 2022) sono impressionanti: Russia 6225; Usa 5550; Cina 350; Francia 290; Regno Unito 215; Pakistan 165; India 156; Israele 90; Corea del Nord 40. Conviene pure ricordare che la bomba atomica più potente oggi (Bomba Zar) sprigiona una energia 3125 volte superiore a quella emanata dall’ordigno sganciato su Hiroshima o, se si preferisce, ha 10 volte la potenza combinata di tutti gli esplosivi convenzionali usati nella seconda guerra mondiale. Da sperare dunque che, a cominciare dall’Ucraina (e non solo), l’“homo sapiens” si decida a seguir virtute e conoscenza, come raccomandato fin qui inutilmente dal sommo Poeta, se vuol evitare di diventare “insipiens” e di suicidarsi.