Farmaci preziosi nella cura dell’ulcera gastro-duodenale e dell’esofagite da reflusso gastrico acido sono i prazoli (omeprazolo, pantoprazolo, lansoprazolo, esomeprazolo, rabeprazolo), noti anche come “inibitori della pompa protonica” (IPP). Diversamente dagli antiacidi, gli IPP non neutralizzano l’acido cloridrico dello stomaco, ma ne bloccano la secrezione. È ormai noto che essi concorrono assieme a due antibiotici ad  eliminare dallo stomaco il batterio Helicobacter pylori, altro importante fattore ulcerogeno. Il successo degli IPP ha ben presto comportato un eccesso di prescrizione, benché priva di benefici clinici. A non pochi soggetti vengono infatti prescritti anche quando la secrezione acida gastrica è ridotta (ad esempio, nella gastrite), ciò che in caso di abuso prolungato può persino favorire uno sviluppo tumorale. L’American Gastroenterological Association  si è pertanto proposta di fornire ai medici un documento che aiuti loro a definire quando e per quanto tempo prescrivere gli IPP e, soprattutto, come attuare la “de-prescrizione” di inutili IPP, ai quali peraltro il paziente è spesso…affezionato. Cerchiamo di riassumere questo decalogo. 1) Nei pazienti in cura cronica con IPP il curante dovrebbe rivedere periodicamente le indicazioni iniziali. Potrebbero non valere più. 2) I pazienti sprovvisti di un’indicazione precisa per un uso cronico di IPP dovrebbero essere considerati per progettare una  ragionevole de-prescrizione. 3) Ai pazienti in terapia a lungo termine con IPP che assumono una dose due volte al giorno dovrebbe essere considerato il passaggio a una singola dose al giorno. 4) Nei  pazienti che soffrono di reflusso gastro-esofageo complicato da esofagite  erosiva grave, ulcera esofagea o stenosi esofagea, gli IPP non vanno sospesi [e va semmai valutata l’ opportunità di una soluzione chirurgica]. 5) La de-prescrizione non va ipotizzata in pazienti con Esofago di Barrett, esofagite eosinofila e fibrosi polmonare. 6) Per i pazienti in cura cronica con  IPP per i quali si pensa ad una de-prescrizione deve essere valutato il rischio di emorragia del tratto digestivo superiore [possibile ad esempio in coloro che assumono frequentemente degli antiinfiammatori gastrolesivi]. 7) Pure se il rischio di sanguinamento è alto, gli IPP non vanno sospesi. 8) I pazienti per i quali si decide la de-prescrizione vanno avvertiti del possibile frequente rimbalzo di iperacidità dopo l’interruzione. 9) La revoca degli IPP può essere graduale o anche improvvisa. 10) La decisione di revoca degli IPP deve fondarsi sulla mancanza di un’indicazione precisa e non sulla preoccupazione di eventi avversi correlati. Una possibile reazione avversa correlata agli IPP, non è infatti un motivo indipendente di de-prescrizione. Quando opportuna, invece, quest’ultima comporterebbe un’auspicabile riduzione della spesa sanitaria. E non è poco.