La differenza tra scienza e pseudoscienza dovrebbe essere semplice: la prima è “vera” (e capace di incessanti autocorrezioni!) e la seconda, come da prefisso, è “falsa” e incapace di autocorreggersi. Ma se passiamo al pratico, constatiamo che per molti la differenza non è così lapalissiana. Grazie ai media e ai “social” troppi intervengono concorrendo alla confusione senza avere specifica competenza, che è dote rara di una minoranza che di massima scrive poco sui media. Tanti in verità presumono che esista una distinzione tra le due ma, più attratti dal futile, non gliene importa niente, anche se corrono il rischio di pagare le conseguenze della indifferenza quando si tratta non genericamente di pseudoscienze, ma di pseudo-medicine. Tuttavia, criticare solo i cittadini per il loro disinteresse sarebbe ingiusto secondo lo statunitense Carl Sagan, uno dei più noti astrofisici del Novecento, forse più famoso al pubblico come divulgatore scientifico. Esperto anche di comunicazione Sagan assolve (ma solo in parte!) chi non si preoccupa di distinguere verità da bufale, e addossa invece precise responsabilità pure agli scienziati affermando: ”Se insegniamo solo le scoperte e i prodotti della scienza – non importa quanto utili e persino stimolanti – senza comunicare il metodo critico seguito per arrivarci, come può una persona distinguere la scienza dalla pseudoscienza?” In termini più espliciti, il cittadino deve essere informato almeno che esiste un metodo codificato per giungere a solide conclusioni scientifiche. Dovere dello scienziato, dunque, specie quando divulga e si rivolge a cittadini magari colti e curiosi ma digiuni di metodologie scientifiche, è quello di precisare sempre che i dati segnalati emergono da esperienze multiple o da studi ineccepibili e non da opinioni personali. In medicina, ad esempio, uno dei concetti più fallaci al riguardo è credere che sia possibile stabilire l’efficacia di una cura sulla scorta della differenza tra “prima e dopo”. Un mal di stomaco passa dopo una settimana di assunzione quotidiana del farmaco A, quindi A deve ritenersi efficace. Ma le cause del miglioramento possono essere multiple e non tutte immediate: scomparsa spontanea del male, effetto benefico delle ferie, arrivo di una buona notizia, variazione della dieta, et al. In clinica, ad aiutare la distinzione tra vero e falso (o non provato) ci sono gli “studi controllati” in doppio cieco, basati sul confronto a caso (random) tra una cura ritenuta efficace e il placebo inattivo (ma non inefficace!). Studi che devono inoltre rispettare precisi requisiti statistici. Uno di questi è, in primis, un’adeguata numerosità dei soggetti studiati, senza la quale i risultati rimarrebbero dubbi. Insomma in scienza, e in medicina in particolare, per distinguere il vero dal falso ci vogliono prove e non opinioni e tanto meno promozioni commerciali.