Dovrebbe valere per tutti il proposito di non causare mai morte e sofferenza ad altri esseri umani, un imperativo categorico sancito anche dal 5° dei Dieci Comandamenti, ritenuti necessari a causa dell’imperfezione naturale dell’Homo sapiens (chiedo venia al Demiurgo). Per chi è medico curare le sofferenze e contrastare la morte vale ancor di più, in coerenza con il preciso impegno etico della sua scelta professionale. A proposito delle inaccettabili morte premature dovute a eventi bellici avevo già scritto in una rubrica di 10 anni fa (ma l’annotazione è davvero senza tempo), prescindendo allora come oggi da qualsiasi anche minima sfumatura e considerazione politica. Anche allora commentavo soltanto in ottica medica la tragedia della guerra in Siria: 11 anni senza pace dal 2011, repressione violenta, migliaia di morti, persone scomparse, masse di migranti disperati, con coinvolgimento in primis di Russia, Cina, Turchia, Stati Uniti. Il commento sulla tragedia Siria può adattarsi purtroppo anche ad altre guerre, come quella dieci anni prima in Iraq (2003, armi di distruzione di massa inesistenti come pretesto!), e anni prima ancora in Afghanistan (protagonisti principali variabili nel tempo e tutti non-afgani, tranne i talebani!) e in decine di eventi bellici nel mondo. Dal web sappiamo per esempio che solo nel 2021 si potevano registrare ben 291 (duecentonovantuno!) conflitti più o meno “locali” ad opera di gruppi terroristi-separatisti-anarchici-fondamentalisti. Gruppi tutti per altro armati di tutto punto da Paesi democratici e non, che con le guerre ci guadagnano sempre, tanto e comunque. Ultima in ordine di tempo la tragica guerra/operazione speciale in Ucraina, scatenata in primis dalla criminale aggressione russa di quel Paese, che dura già da più di tre mesi e che secondo il segretario di Stato americano Antony Blinken potrebbe prolungarsi per tutto il resto del 2022. Da qui, in TV sui giornali e nei cellulari scene quotidiane strazianti di vittime che hanno fatto persino dimenticare la pandemia COVID in quel paese martoriato che pure è a rischio aumentato di contagio e diffusione virale a causa della guerra e degli assembramenti dei cittadini e degli stessi i combattenti nei rifugi, nelle cantine e nelle trincee. Da medico, rilevo inoltre che i media ignorano del tutto lo status della la vaccinazione anti-COVID che in Ucraina è inevitabilmente precaria, benché cifre del 2022 parlino di 5.040.518 contagiati. Il ruolo dei medici è desolatamente poca cosa anche in questo contesto. Possono solo occuparsi con difficoltà dei feriti e limitarsi a inorridire impotenti per tutte le morti di civili e di militari combattenti sui fronti opposti, a prescindere quindi dalla tipologia dei deceduti. È ovvio, certo, che l’eccidio straziante di donne e bambini inermi e anziani in Ucraina (e in ogni guerra) ci sbigottisca particolarmente ogni giorno suscitando dolore e raccapriccio, ma un medico non può pure non chiedersi perché lo sgomento non risulti altrettanto frequentemente denunciato per i 15-25 mila bambini sotto i 5 anni che in tempo di pace continuano a morire ogni ventiquattrore solo per mancanza di cibo e medicine e relative conseguenze. Tornado alla guerra, l’impotenza dei medici nell’impedire che vi siano vittime belliche potrebbe prescindere da differenze tutto sommato marginali enfatizzate dai media e riguardanti le armi usate per uccidere: microbiologiche, gas nervini o armi/bombe “convenzionali” (sic!) o ventilate bombe atomiche, per cui a morire sarebbe l’intero pianeta. Ma il 5°Comandamento “non ammazzare” (e non spingere altri a farlo al posto tuo!) non dovrebbe valere sempre e comunque quale che sia l’arma usata? Il vero orrore per i medici, insomma, ma dovrebbe esserlo per tutti, sono le guerre di per sé più che le armi usate, ed è desolante che dopo 5000 anni di storia (ma succedeva anche prima), l’uomo abbia continuato a far ricorso abituale alla violenza e che il ruolo dei medici si sia limitato in tutte le epoche soltanto a minimizzarne le conseguenze curando i feriti. La medicina sta progredendo in modo impressionante ma l’uso delle armi ne vanifica i progressi: dopo un eventuale guerra nucleare, poi, non ci sarebbero malati da curare né dottori in grado di farlo. Non c’è traccia in queste riflessioni – sia chiaro – di un pacifismo tout court, inutile e astratto, perché la prevenzione delle guerre è evidentemente un progetto di difficoltà gigantesca, che tuttavia si porrebbe oggi come ineludibile. Che i reggitori del mondo sin qui evidentemente “miopi” se ne convincano al più presto, perché le conseguenze di una guerra possono oggi diventare enormi: eccidi, miseria, carestie, epidemie, migrazioni mai viste. Purtroppo a nulla è servito fino ad ora l’apporto di certe religioni (per qualcuna persino un contributo nefando!) e la saggezza di pochi illuminati.