La rivista “British Journal of Sports Medicine”, ha pubblicato quest’anno l’articolo “10 second one-legged stance” (“10 secondi in piedi con una sola gamba”) che non può non sconcertare. Questo perché il test proposto darebbe informazioni prognostiche considerate “rilevanti” sul rischio di morte integrando informazioni di altro tipo riguardanti età, sesso, variabili antropometriche e cliniche. In altre parole, il saggio sull’equilibrio statico di una persona che si regge per la durata di 10 secondi su una gamba sola sarebbe secondo gli Autori così utile da auspicarne l’applicazione in uomini e donne di mezza età e anziani nel corso di una normale visita medica. I soggetti incapaci a completare tale test avrebbero in effetti un rischio più alto di mortalità per tutte le cause, cioè a dire un’aspettativa di vita globalmente più breve. Conviene sapere che diversamente dalla capacità aerobica (la capacità dell’organismo di mantenere un ritmo medio/veloce durante una corsa), dalla forza muscolare e dalla flessibilità, l’equilibrio dell’uomo o della donna si conserva abbastanza bene fino ai sessant’anni, per poi iniziare a diminuire rapidamente (da qui anche le cadute più frequenti a una certa età). Nonostante lo si sappia,  la sua valutazione non risulta però routinaria durante le visite mediche a persone di mezza età e anziani. Nello studio suddetto su 1.702 soggetti analizzati,  in maggior parte uomini tra   51 e 75 anni (età media di circa 61 anni), per misurare il loro equilibrio statico si è dunque saggiata la capacità di resistere in equilibrio statico per 10 secondi su una gamba sola, tenendo inoltre la parte dorsale del piede rialzato appoggiata al polpaccio dell’altra gamba, le mani dritte lungo il corpo e lo sguardo fisso davanti a sé. Con una certa sorpresa il 20,4% dei partecipanti (348) non ce l’ha fatta a completare  il test e tale incapacità risultava più evidente con il progredire dell’età e quasi raddoppiava ogni cinque anni. Più in dettaglio: test non completato dal 4,7%, 8,1%, 17,8% e il 36,8% delle persone nelle fasce di età rispettivamente di 51–55, 56–60, 61–65 e 66–70 anni. Più della metà (53,6%) dei soggetti anziani tra i 71 e i 75 anni non è stata proprio in grado di completare il test, un’incapacità 11 volte maggiore di quella degli individui 20 anni più giovani. Nel successivo monitoraggio mediano di 7 anni, risultavano deceduti 123 dei 1702  partecipanti (7,2%), principalmente per  cancro (32%), malattie cardiovascolari (30%), malattie dell’apparato respiratorio (9%) e pure complicazioni dovute al COVID-19 (7%). La percentuale di morti risultava più alta tra coloro che non avevano completato il test (17,5%) rispetto alle  persone che sono riuscite a portarlo a termine (4,6%), con una differenza assoluta del 12,9%. Dati quanto meno sorprendenti (Il va sans dire che gli etilisti erano…esclusi dallo studio).