A differenza degli animali, l’uomo ha un’evidente maggiore potenziale intellettivo ed emotivo. Ciò suggerirebbe (ma è poi vero ?) una sua evoluzione progressivamente sempre più ricca nei secoli di sentimenti positivi e di pensieri nobili, frutto di migliore conoscenza della natura, del mondo e dei suoi simili. Questo in sintesi sembra la sine qua non per cui l’uomo si meriti l’attributo di “Sapiens”. Per evolvere in questa corretta direzione l’uomo dovrebbe però pensare, conoscere, capire ed essere capace di correggersi.. In tempi lontanissimi la lettura e la scuola non esistevano e l’unica modalità di apprendimento, essenziale del resto per la sopravvivenza della specie, erano gli esempi famigliari e tribali. Poi, circa 5000 anni fa la scrittura, la storia scritta e i progressi scientifici per altro sfuggenti ai più. Questi risultavano ifatti privilegi riservati a classi elitarie, sacerdotali o meno, non certo intenzionate a divulgare il sapere a vantaggio della conoscenza collettiva. Gli schiavi e gli umili meno pensavano e meglio era. Da qui inevitabili e inumane differenze di classe e di “civiltà”, parola quest’ultima che meriterebbe peraltro di essere meglio definita universalmente, ciò che fin qui non è accaduto. Andrebbe pure ribadito che per meritarsi il “Sapiens” l’uomo avrebbe dovuto anzitutto stabilire delle norme necessarie per la convivenza civile, valide per tutti, prive di ogni tipo di discriminazione (quanto a censo, gender, etnia) e finalizzate invece, per quanto attiene in particolare alla gestione degli interessi collettivi, a convincere l’intera umanità a privilegiare il merito rispetto ad ogni altro parametro selettivo. Non basta vivere e lasciarsi andare a istinti/sensazioni/emozioni (bellissime componenti per altro, specie durante la adolescenza), ma bisogna anche formulare delle regole di vita a vantaggio non solo del singolo ma di tutti gli “altri”. Questo in sostanza potrebbe essere l’auspicio del Sommo Poeta: ”Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza” (Inferno, canto XXVI). Magnifico! Ma per farlo occorre in concreto e con assoluta priorità non essere sopraffatti dai problemi del pane, dalle carestie e dalle malattie: la semplice sopravvivenza prevale in questi casi su ogni altra considerazione. Soltanto una minoranza non sopraffatta dai bisogni si concederà (volendolo!) di seguir virtute e conoscenza. Soffermiamoci ora su un esempio banale, immediato, “pars pro toto”, tralasciando volutamente difficoltà ben più serie e appariscenti come la lotta dei ceti poveri per affrontare il caro vita in generale, relativo a bisogni esistenziali elementari (bollette, alimenti, salute). Limitiamoci a sottolineare le difficoltà dei meno abbienti per accedere alla “conoscenza” tramite Scuola e Università che per molti sono pure lontane da casa (con relativi problemi di viaggio, di spostamento e di stanze in affitto). Altro esempio “banale” riguarda il costo dei libri tout court, non solo scolastici, strumenti utili o essenziali per coloro che vogliano conoscere, pensare e informarsi. Il loro costo, in continua crescita, viene superato abbastanza facilmente solo dai ceti medio-alti, ma diventa problematico per i meno fortunati o proibitivo per i pensionati: vivendo con poche centinaia di euro al mese, il “seguir virtute e conoscenza” sono progetti che essi non potrebbero permettersi. Altro esempio ancora (tra i tantissimi) è un libro del 2022, definito da Piero Angela come “saggio politematico” riguardante l’ABC della conoscenza nel senso più ampio (cultura e ignoranza, politica e leggi, ricchezza e povertà, scienza e pseudoscienza, verità e bugie): il volume è passato in pochi mesi da 18 euro in copertina a 24.5: quanti curiosi non agiati si potranno permettere di acquistarlo per erudirsi? Nota ulteriore: i quotidiani nazionali, pur essi fonte teorica di conoscenza generica (nonostante tanti limiti ben noti) hanno da mesi aumentato il costo in edicola: si arriva per uno di questi persino a un 2,5 euro, se c’è il supplemento abbinato, peraltro obbligatorio (!). Non solo ma anche il crescente costo dei giornali spiega il recente cospicuo calo delle vendite e quindi dell’informazione spicciola. In conclusione, acculturarsi e conoscere per alcuni pur avidi di conoscenza (e sono purtroppo una minoranza !) costa troppo. Per cui, menzionando un libro dimenticato di Luigi Einaudi, vien da dire: “Caro Dante anche tu ti sei lasciato andare a <Prediche inutili>”. Tali erano nel ‘300 e tali sono rimaste al giorno d’oggi. “Sapiens” rimane dunque un attributo piuttosto discutibile.