Esistono nel cervello aree specifiche dette “di ricompensa”. Se debitamente attivate da uno stimolo che può essere una droga, un farmaco, o anche un placebo privo di attività specifica ma in cui si crede, o da aspettative positive non farmacologiche, queste aree potrebbero “ricompensare”, cioè essere fonte di gratificazione (per cui si tenderebbe a ricercare lo stimolo), e rendere inaspettatamente più efficiente anche la risposta immunitaria. Ciò avverrebbe grazie alla mediazione del sistema nervoso autonomo detto “simpatico”. Questo è di norma responsabile di diverse variazioni fisiologiche nel nostro organismo: un esempio per tutti è l’aumento della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa in risposta a situazioni di pericolo. Uno degli studi che dimostrerebbero l’azione pro-immunitaria delle aree di ricompensa lo si deve a ricercatori del Technion Israel Institute of Technology di Haifa, pubblicato tempo fa su “Nature Medicine”. L’indagine è stata condotta da A. Rolls e collaboratori in topi geneticamente modificati nei quali risultava possibile attivare i neuroni situati proprio nel sistema di ricompensa. Questo tipo di neuroni sono produttori di “dopamina”, un mediatore che aumenta sensazioni piacevoli percepiti come vera “ricompensa”. Tale sistema si trova nel mesencefalo (in primis, nella cosiddetta area ventrale tegmentale o VTA) e ha il compito di garantire all’organismo sicurezza e piacere. L’attivazione di questi neuroni attuata il giorno prima di infettare i topi con un ceppo di Escherichia coli, batterio presente nella normale flora intestinale dell’uomo. Ebbene, i topi precedentemente attivati e poi infettati manifestavano una capacità di reazione immunitaria antibatterica molto maggiore sia a breve che a lungo termine rispetto ai topi nei quali non era stata stimolata l’area di ricompensa. Il rilascio di dopamina come fattore causale della migliore immuno-risposta doveva tuttavia escludersi perché questa molecola non supera la “barriera ematoencefalica” costituita da cellule (endoteli) non fenestrate che tappezzano i vasi cerebrali e che impedisce a certe sostanze di passare dal sangue al cervello. L’attenzione si è spostata allora sul “sistema nervoso simpatico” che connette “autonomamente” il cervello con il resto del corpo e che innerva pure gli organi ricchi di cellule immunocompetenti. I ricercatori hanno infatti dimostrato che, se si inattiva il sistema simpatico, gli “effetti pro-immunità” della stimolazione delle aree di ricompensa cessano di manifestarsi. E’ da verificare meglio se un meccanismo analogo, oltre che nei topi infettati, vige anche nell’uomo e pure se fattori gratificanti naturali, come ad esempio cibi ghiotti o l’attività sessuale, possono potenziare significativamente le difese immunitarie. In quest’ultimo caso si tratterebbe di un rinforzo dell’immunità’ di un…certo interesse.