Già entro i primi di agosto 2022 si sono registrati in Italia quasi cento casi di “Febbre del Nilo Occidentale”. La malattia, endemica in alcune zone extra-europee del pianeta, è dovuta al “Virus West Nile” (WNV) trasmesso  all’uomo da una puntura di zanzara. Questo virus è stato identificato in Uganda già nel lontano 1937 e ora interessa anche il nostro Paese (non ci mancava altro!). Infatti,  dati forniti dal Ministero della Salute in una circolare indirizzata a Regioni, Assessorati alla Sanità e ad altri enti istituzionali, riguardano regioni del Norditalia, in primis Emilia-Romagna, Veneto, Piemonte, Lombardia, Friuli-Venezia Giulia, più Sardegna. Una infezione similare provocata dal virus Usutu (USUV) è stata pure registrata nelle Marche, nell’Umbria, nel Lazio e nel Friuli. La circolazione di questi agenti virali sembra favorita dalle attuali variazioni climatiche le quali facilitano sia la proliferazione delle zanzare che sono i vettori del virus, sia la circolazione del WNV tra gli uccelli che rappresentano il vero serbatoio naturale. Più della metà dei volatili  che infettano le zanzare vettrici (tra centinaia, in primis il genere “Culex”) sono stanziali, quelli cioè considerati “specie bersaglio” (gazze, cornacchie, ghiandaie) che per tutto il periodo dell’anno rimangono sempre nella stessa zona. Possibili serbatoi del WNV sono inoltre cavalli (e altri equidi) che possono sviluppare dei sintomi. Al contrario, l’uomo punto dalla zanzara vettrice, risulta per l’80% asintomatico (eccezione fatta per il fastidio della puntura) e solo nel 2% dei casi manifesta una sintomatologia simil-influenzale. Fortunatamente, meno dell’1% dei contagiati dal WNV  va incontro a conseguenze neurologiche gravi, quali ad esempio una meningoencefalite, con esiti permanenti o persino il decesso, come dimostrano le sette morti registrate in Italia entro il mese di agosto di quest’anno. Date le caratteristiche climatiche dell’estate in corso caratterizzate particolarmente da temperature inusualmente elevate e piogge  temporalesche è possibile che anche in settembre assisteremo ad una prolungata invasione delle zanzare e quindi a un rischio aumentato di “Febbre del Nilo”, impossibile al momento da quantificare. Importante precisare comunque che non esiste per l’uomo un vaccino contro il WNV, per cui preziose risultano le misure per proteggerci dalle punture di zanzara che peraltro non mancano. Le principali sono le seguenti: 1. Quando si è all’aperto, specie in aree notoriamente ricche di zanzare, adottare un abbigliamento adeguato: per le donne meglio i calzoni che le sottane, per i maschi meglio i calzoni lunghi che gli shorts  2. In zone rurali e ai piani bassi delle case non dovrebbero mai mancare le zanzariera alle finestre e alle portefinestra. 3. Usare anche negli spazi interni  specie di case con  giardino, dei diffusori elettrici antizanzara o i classici zampironi a base di polvere di piretro o ancora spray repellenti (tra i più efficaci quelli a base di icaridina o di dietiltoluamide). 4. Evitare il più possibile in giardino o negli orti pozzanghere di acqua stagnante (piscine, anche per bambini, sottovasi delle piante, vasche per uccellini). Bastano piccole quantità di acqua stagnante per attirare le zanzare femmina (le uniche che pungono e succhiano sangue) a deporre le loro uova che dovranno  poi maturare. A prescindere dalle misure di protezione, alcune persone vengono punte più di altre  e la spiegazione non è chiara (Odore della pelle e del sudore? Gruppo sanguigno 0 più predisponente?). Il Ministero della Salute raccomanda inoltre la vaccinazione anti-WNV dei cavalli che nella stagione estivo-autunnale dovessero essere utilizzati (pure nei centri ippici e nei maneggi) in aree in cui si sono registrati casi di “Febbre del Nilo”. Tale vaccinazione risulterebbe sufficientemente efficace purché attuata entro i 6 mesi di vita dell’animale aggredito eventualmente dal virus.