Il dr. F. Anelli, Presidente della Federazione Naz. degli Ordini dei Medici e Odontoiatri, ha di recente reso noto i risultati di due studi che hanno a che fare con la diversità di cura e col diverso rischio di morte dei bambini a seconda che siano nati al Sud invece che al Nord (e pure a seconda che siano di famiglia povera o ricca, NdA). I dati forniti dalla Società It. di Pediatria non possono lasciare indifferenti se è vero che ”un bambino ha il 50% di probabilità in più di morire e il 70% di possibilità in meno di curarsi vicino casa, solo perché è nato al Sud e non al Nord. È inconcepibile che 200 bambini, in un solo anno, avrebbero potuto salvarsi se fossero venuti al mondo in una Regione diversa”. È il momento di migliorare tutti i correttivi possibili per dire di no alla salute a due velocità che ancora affligge il nostro Paese, e che è tanto più grave se a pagarne il prezzo sono dei bambini. Di fatto, i centri di eccellenza sono concentrati solo in alcune Regioni in prevalenza del Centro-Nord, ciò che viola il diritto all’uguaglianza della salute dei cittadini. E sì che il SSN -me lo conferma autorevolmente Vittorio Carreri, già Presidente della Società Italiana di Igiene, Medicina Preventiva, Sanità Pubblica- , spende120 miliardi che finiscono anche alle Regioni del Sud e delle isole. D‘altronde, per il Dr. Carreri, il governo ha il titolo di commissariare le Regioni che non garantiscono le attività previste dai LEA (Livelli Essenziali di Assistenza). Problema a monte sarebbe quello di scegliere amministratori selezionati per competenza e onestà e non per altro. Gli Ordini dei Medici non hanno colpe al riguardo e un ruolo efficace spetterebbe al Ministero specifico affinché l’eguaglianza alla salute sia garantita nei fatti. Un importante passo potrebbe essere il creare all’interno del Ministero un “Osservatorio” finalizzato “solo” all’analisi delle disuguaglianze esistenti in sanità che non si limiti a monitorare, ma proponga concreti interventi normativi e trovi fondi adeguati a realizzarli in modo che il nostro SSN possa garantire un’equi-assistenza sanitaria nel Paese. Questa esigenza è ancora maggiore quando si deve affrontare un’emergenza come ad esempio una pandemia, evento grave di per sé e causa purtroppo anche di drammatici ritardi (liste di attesa!) delle misure di diagnosi precoce e/o delle terapie necessarie per altra patologia, in primis malattie tumorali e cardiovascolari. Andrebbe evitata comunque la iniqua “mobilità sanitaria”, tenendo pur conto che non poche persone al Sud si spostano per patologie che potrebbero venir curate anche in ospedali della loro Regione. Realisticamente, “mala tempora currunt” perché le emergenze sono tante e i soldi pubblici per la sanità (ma non per tutto) scarseggiano. Specie sotto elezioni i politici dovrebbero pertanto anche dire dove si trovano per correggere la diseguaglianza.