Una revisione 2022 sul New England Journal of Medicine (NEJM) riguarda la “Pancreatite cronica” (PC). Fattori di rischio si riconfermano: etilismo cronico che duri da 6-12 anni (40-77%), fumo nel 60% e mutazioni genetiche nel 10%, più di rado dislipidemia e autoimmunità. La causa rimane comunque indefinita in più del 20% dei casi. La PC si manifesta con un di dolore addominale acuto intermittente (scambiato all’inizio per pancreatite acuta ma in realtà già esordio di PC), seguito da parziale silenzio clinico e laboratoristico tra  le crisi. La PC può altresì decorrere in una minoranza di casi senza dolore (“pain-less pancreatitis”), fino al manifestarsi di una denutrizione. A questa si arriva perché il pancreas danneggiato non produce una quantità sufficiente di enzimi essenziali alla digestione/assorbimento degli alimenti. La diagnosi si basa sulla storia clinica “attenta”, su esami del sangue e sull’ “imaging” radiologico. Il saggio ematico degli enzimi pancreatici amilasi e lipasi, utile durante le crisi dolorose di PC, dimostra in effetti solo un danno acuto della ghiandola pancreatica senza però distinguere tra pancreatite acuta e fase acuta di  PC. Tra le crisi, infatti  questi enzimi nel sangue sono normali. Quando invece il  deficit di produzione enzimatica supera il 90% (ma non prima!), affiora la denutrizione che si accompagna a “steatorrea”: le feci diventano cioè untuose, ciò che imporrà, come vedremo nella seconda parte, un trattamento orale con enzimi esterni ad altissimo dosaggio ed un controllo del diabete mellito sviluppatosi nel frattempo. In fase tardiva di PC diventano allora importanti alcuni esami fecali da ripetersi annualmente per cogliere quanto prima l’esordio dell’insufficienza funzionale grave del pancreas. Tali Indagini, attuabili solo in centri più grossi, sono: l’elastasi fecale, diagnostica se la concentrazione é inferiore ai 15-50 gamma per g di feci, e un escrezione di grassi nelle feci delle 24 superiore a 7 g/24 ore (in soggetti assumenti 100 g di grassi da 48 ore). Quanto alla diagnostica strumentale, il NEJM insiste sulla la efficacia predominante della TAC o della Risonanza Magnetica colangiopancreatografica (colangio-RM), esame che permette di visualizzare colecisti, vie biliari e dotto pancreatico senza iniezione e.v. di mezzo di contrasto, e dell’ l’ecoendoscopia (EUS). Nella diagnosi di PC la citata colangio-RM tenderebbe a soppiantare l’ECRP (colangio-pancreatografia endoscopica retrograda), procedura invasiva utile invece nell’attacco acuto di pancreatite, perché consente di stabilire se c’è un impedimento al deflusso nell’intestino di succo pancreatico e  di bile (un calcolo, una stenosi, un tumore) e, all’occorrenza, di intervenire direttamente ad hoc. Per il NEJM la colangio-RM può tuttavia non rilevare calcificazioni, è più costosa e non è attuabile se il paziente soffre di claustrofobia.