Molti lettori (comprensibilmente) non hanno mai sentito parlare di Bernard Baruch. In sintesi, questo personaggio (1870-1965) è stato molte cose: finanziere, filantropo, statista e, per ciò che più ci interessa in questo articolo, un consulente politico di rango per le questioni economiche di ben due Presidenti degli Stati Uniti d’America, Woodrow Wilson (prima guerra mondiale) e Franklin D. Roosevelt (secondo conflitto mondiale). Premessa necessaria, questa, per sottolineare che si tratta di un ottimo conoscitore sia dell’economia che della politica. Di Baruch ne tratto succintamente anche altrove, ma forse la sua raccomandazione “Votare per chi promette meno per poi non correre il rischio di restare deluso” in caso di inadempienza, merita di essere ripresa. Ai suoi tempi (e ancora oggi), in USA i gruppi politici erano sostanzialmente due, ma la sua raccomandazione vale più ancora quando, come da noi oggi, le liste sono ben di più. Ogni mia considerazione risulterà comunque volutamente e  solamente di carattere generale, in chiave storico-filosofica e non in ottica politica, indipendentemente dunque da Meloni, Salvini, Letta, Berlusconi et al. Rileviamo intanto che 75 contrassegni ammessi dal Viminale sono stati di fatto depositati da partiti o da gruppi politici che intendono presentare liste di candidati per l’elezione del 25 settembre. È presumibile che ogni gruppo riconoscibile per un proprio simbolo abbia dei programmi da proporre e soprattutto delle promesse da fare, le quali a volte sembreranno simili tra loro e a volte molto distanti, pur riguardando obiettivi apparentemente e trasversalmente condivisibili: la pace, il calo del costo della vita e delle bollette, l’inflazione, la scuola e “last but not least” la sanità pubblica. Chi non li vorrebbe vedere realizzati? Ma poi bisognerebbe capire e dire chiaramente dove si troveranno i soldi per concretizzare le promesse fatte o da dove si distrarranno i fondi necessari per realizzarle senza aumentare l’enorme debito pubblico già esistente o senza decurtare settori critici. Il cittadino onesto, leale e senza preconcetti sui vari partiti, ascolta le diverse dichiarazioni di chi dovrebbe avere competenze su problemi specifici, che lui invece solo di rado ha, e non sa allora cosa pensare. Tutti gli oratori sembrano infatti più o meno convincenti e bene intenzionati, per cui è davvero problematico credere a qualcuno, fidarsi e poi decidere. E qui entra in scena Baruch che ha la sua regoletta aurea già ricordata di votare per chi promette meno. Ciò mi ricorda in qualche modo la locuzione inglese “Less is more”, ossia “meno è di più”, inventata da un architetto per sostenere che l’essenzialità di un edificio è superiore alla sua magnificenza. “Less is more” vale pure in medicina per rimarcare che talvolta è meglio fare poco piuttosto che troppo, esagerando con un’eccessiva e in pratica insostenibile politerapia, specie nell’anziano. Un proverbio popolare vuol tranquillizzare chi si sentisse eventualmente tradito in campagna elettorale, annunciando che “Le bugie hanno le gambe corte”, e quindi l’elettore potrà prontamente punire chi lo ha ingannato alla tornata elettorale successiva. Il proverbio però è illusorio perché corta è solo la memoria di promesse non mantenute e non le gambe delle bugie, ciò che permetterà a chi le ha dette di continuare a farle, senza sollevare sdegno o quanto meno perplessità. Più attendibile è Mark Twain quando afferma praticamente il contrario e cioè che “Una bugia fa a tempo a viaggiare per mezzo mondo, mentre la verità si sta ancora mettendo le scarpe”. Forse il suggerimento di Baruch non è dunque da buttar via per l’elettore, che contemporaneamente  dovrebbe non dimenticare ciò che gli  è stato rifilato per mesi e da chi.