Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità entro settembre 2022 si valuta che siano decedute nel mondo per COVID 6 milioni e mezzo di persone, un numero sicuramente sottostimato per una serie di ragioni. Le polemiche dei no-vax continuano imperterrite nonostante dati internazionali aggiornati dimostrino che chi si vaccina contro la COVID corre meno il rischio di ammalare e, se si ammala, di ammalare in modo meno grave, di evitare il ricovero e, non ultimo, di contagiare molte meno altre persone. Lasciando perdere queste argomentazioni antiscientifiche che insistono nel negare il contributo prezioso dei vaccini contro il SARS-CoV-2 responsabile della COVID, vale la pena di soffermarci sulla efficacia degli stessi in pazienti oncologici nei quali l’aggressione di questo coronavirus potrebbe costare particolarmente cara. È infatti assodato che quando i malati affetti da un tumore maligno vengono infettati dal SARS-CoV-2 corrono un maggior rischio sia di ricovero che di morte. La notizia è confermata di recente anche dalla rivista Lancet Oncology nel 2022 (vol. 23;748-757) dai ricercatori LWY Lee et al. Gli Autori hanno pertanto condotto una delle prime valutazioni circa l’efficacia del vaccino anti-COVID nei pazienti con cancro. Lo studio era “caso controllo” cioè retrospettivo e prendeva in considerazione due gruppi omogenei confrontabili, uno con e uno senza tumore (popolazione di controllo). Gli esiti della vaccinazione anti-COVID, “end-point” per gli addetti ai lavori, erano costituiti dall’efficacia del vaccino contro le infezioni contratte dopo la seconda dose (“breakthrough infection”) a 3 e 6 mesi dopo il richiamo. I pazienti oncologici erano 377.194, di cui 42.882 contagiati dal SARS-CoV-2, mentre la popolazione di controllo era costituita da 28.010.955 soggetti di cui 6.748.708 affetti solo da COVID. Numeri molto consistenti che rendono più plausibili le conclusioni dello studio. L’efficacia complessiva del vaccino risultava del 65,5% nel gruppo di malati affetti da cancro e del 69,8% nel gruppo di controllo. A tre mesi dalla vaccinazione l’efficacia vaccinale nel gruppo dei pazienti tumorali risultava leggermente inferiore nei pazienti oncologici: 47,0% versus 61,4%. Sembra comunque più che motivata la raccomandazione degli enti regolatori ad attuare la vaccinazione con più dosi contro la COVID specie nei pazienti tumorali ad alto rischio (oltre al cancro, deficit immunitario, malattia debilitante, età avanzata). L’efficacia del vaccino, seppur lievemente diminuita in pazienti oncologici rispetto a soggetti non neoplastici, previene sensibilmente ospedalizzazione e decessi, per cui la vaccinazione anti-COVID va raccomandata pure in questi pazienti. In essi, naturalmente e specie se anziani, dovrebbero poi essere particolarmente attente e meticolose le misure generali di prevenzione del contagio.