Le “Giornate” dedicate a un evento possono essere utili a ridurre l’oblio di fatti importanti. Ciò vale anche per la “Sindrome di immunodeficienza acquisita” (AIDS) dovuta al virus HIV (virus dell’immunodeficienza umana). Pure l’AIDS, come altre malattie anche gravi (tumorali incluse!), ha purtroppo visto scemare l’attenzione individuale e collettiva ad essa riservata, a causa prima della pandemia di COVID-19 e, poi, della guerra in Ucraina. Ci si sta così dimenticando che l’infezione da HIV è ancora molto grave e con letalità non trascurabile, che non esiste alcun vaccino per prevenirla, che esistono misure di prevenzione e cure che bloccano solo la replicazione del virus ma non la sua eliminazione e, infine, che l’AIDS riguarda prevalentemente soggetti giovani con una vita davanti a loro. La “Giornata Mondiale” contro l’AIDS ci rimarca che l’ infezione comporta pesanti rischi e sequele, per cui non va dimenticato (dati Wikipedia) che ci sono nel mondo 33,4 milioni di contagiati, 2,7 milioni di infezioni/anno e circa 2 milioni di morti/anno. All’esordio dell’infezione, si possono avere ingrossamento dei linfonodi e comparsa di disturbi simil-influenzali, ma molti pazienti per parecchi anni non sviluppano alcuna manifestazione. In considerazione dei progressi terapeutici solo parziali e della mancanza di un vaccino, è necessario insistere sulla importanza di rispettare comportamenti sessuali prudenti che riducano il rischio di trasmissione del virus. Com’è noto, L’HIV si trasmette attraverso lo scambio di fluidi corporei infetti, in qualsiasi stadio della malattia. Sangue, liquido seminale, secrezioni vaginali e latte materno sono tutti fluidi che possono trasmettere facilmente il virus. Pur non esistendo, come si è detto, una cura che guarisca definitivamente l’infezione, risultano molto preziose delle precauzioni (preservativi, in primis) per contrastare il contagio con l’ HIV e inoltre ridurre il rischio di infettare il partner. Grazie a queste misure, i malati nei quali la diagnosi è stata precoce e le cure tempestive ancorché parziali con dei farmaci, possono sopravvivere a lungo, quasi al pari dei non infetti. Ad esempio, nei soggetti esposti all’infezione nei precedenti 3 giorni a causa di un rapporto sessuale non protetto specie con un partner HIV-positivo, si possono prevenire i danni curandosi in questo intervallo temporale con il cosiddetto PEP, acronimo che sta per “profilassi post-esposizione”, noto pure come “pillola del giorno dopo per l’HIV”, alludendo (impropriamente) alla prevenzione con la “pillola del giorno dopo” di una gravidanza non voluta. Per la gestione di un HIV-positivo è comunque sconsigliabile il fai da te e va invece consultato l’infettivologo o il Pronto Soccorso, al fine anche di prevenire o curare al meglio pure le infezioni cosiddette “opportunistiche” in agguato in tutti gli immunodepressi.