Ogni evento in medicina viene quantificato esprimendolo in percentuale e relativamente a un ambito temporale definito (mese, anno, periodo) e così avviene per la mortalità. Un esempio: la mortalità in malati di cancro del pancreas a cinque anni dalla diagnosi è di circa il 95%. La mortalità globale per la COVID è tuttavia piuttosto difficile da stabilire, particolarmente influenzata da età dei malati, co-morbidità, periodo di osservazione, vaccinazione e altro ancora. Questo suggerisce di soffermarsi sul concetto di “extra-mortalità” che può definirsi come aumento inatteso complessivo di decessi in una popolazione durante un determinato periodo. Extra-moralità, per esempio, è quella dovuta a eventi inattesi, “extra” appunto, aggiunti a una pandemia, o a una catastrofe come un terremoto o il guasto di una centrale atomica. Non si tratta dunque, come verrebbe istintivo di pensare, di un semplice conteggio dei morti legati alla specifica emergenza, COVID nella fattispecie, perché nei decessi complessivi entrano in gioco, oltre alla vaccinazione si/no, diversi fattori complessi che possono essere dipendenti gli uni dagli altri: stagione climatica, rete autostradale e ferroviaria, efficienza energetica, rete idrica e altro ancora, tutte variabili influenzanti i soccorsi. Insomma, in caso di eventi eccezionali, l’extra-mortalità misura oltre che i decessi causati dall’evento in sé anche le morti dovute a fattori umani e sociali correlati (prevenzione ambientale, fondi ad hoc, viabilità), che avrebbero potuto o no essere previsti e pianificati per tempo. Un’alluvione o una pandemia, per esempio, coinvolgono le strutture sanitarie, peggiorando così la cura di malattie quali diabete, ischemie e infarti, tumori e pneumopatie. Queste patologie “non-trasmissibili” si sono rivelate già da tempo la principale causa di morte nel pianeta, amplificando le disuguaglianze socio-economiche e l’accesso alle terapie. Una morte causata dal ritardo di un trattamento per una o più di queste malattie perché il SSN è andato in tilt ad esempio per l’emergenza AIDS, non è direttamente collegabile con questa, ma ne è una plausibile conseguenza. Quanto alla COVID, la extra-mortalità conteggia dunque oltre ai decessi dovuti al coronavirus, quelli attribuibili alla complessiva situazione di crisi che ne deriva, e persino il calo di morti dovuto ai diminuiti incidenti stradali durante il lockdown. Stimare la extra-mortalità è quindi un problema molto complesso che richiederebbe ai reggitori politici una visione lungimirante non limitata solo ai necessari interventi immediati, ma volta pure alla prevenzione di possibili future calamità sanitarie o ambientali. Le stime statistiche dell’extra-mortalità della COVID (OMS, Lancet, The Economist et al.) differiscono alquanto tra loro, ma concordano sul fatto che la pandemia ha fatto molte più vittime di quelle registrate.