È noto che nel nostro intestino è presente una “flora batterica”, spesso indicata oggi col termine di “microbiota”, costituita da oltre diecimila miliardi (sic!) di batteri. Microbiota non va confuso con “microbioma” che è l’insieme dei geni presenti complessivamente nei batteri intestinali. Subito dopo la nascita il numero di specie batteriche nell’uomo sarebbe già compreso tra 500 e 1.000. La  composizione varia in base a molti fattori, quali tipo di parto (naturale o cesareo), allattamento ricevuto e poi dieta e pure patrimonio genetico. Ecco perché non è possibile stabilire un profilo ideale di microbiota “normale”. Si sapeva da tempo che i batteri “buoni” (in larga maggioranza) si oppongono alla colonizzazione  di quelli patogeni, sintetizzano sostanze utili quali per esempio la vitamina K, intervengono nell’assorbimento dei nutrienti e nel metabolizzare certi farmaci, svolgendo un ruolo importante pure nella reattività immunologica. Studi recenti suggeriscono che il microbiota possa correlarsi anche con alcune patologie come diabete, malattie infiammatorie intestinali, e cancro. Proviamo ora a realizzare una minisintesi solo di alcune notizie relative specificamente al rapporto con il cancro e con la risposta alle terapie antitumorali. Anno 2015: circa la risposta alle cure la rivista “Genome Medicine” rimarca come il microbiota possa potenziare l’effetto delle immunoterapie, per cui la  composizione dello stesso andrebbe considerata negli studi futuri volti a valutare l’efficacia di nuove terapie. 2017: all’Imperial College di Londra viene avviato l’“International Cancer Microbiome Consortium, proprio al fine di definire il ruolo del microbiota non solo nello sviluppo, ma anche  nella protezione dal cancro e persino nella risposta alle terapie oncologiche. 2020-2021: due studi, pubblicati sulle riviste “Gut” e rispettivamente “BMC Cancer”, confermano il rapporto esistente in concreto tra batteri intestinali e cancro, e ribadiscono anch’essi l’opportunità già ricordata che le future terapie anti-cancro tengano conto delle caratteristiche del microbiota, ciò che a tutt’oggi viene peraltro fatto raramente. In verità, questo rapporto tra flora batterica e risposta clinica ad antitumorali e immunoterapici è molto complesso e difficile da studiare prontamente al momento di attuare una cura oncologica. La risposta, tra l’altro, non dipende solo dalla semplice presenza o assenza di specifiche specie batteriche. Queste ricerche sono di evidente interesse ma, purtroppo, lo studio della “qualità” del microbiota non è certo un esame di routine.  Esiste poi una variabilità fisiologica della flora batterica nei diversi individui (anche sani) ed è infine difficile modificarla tempestivamente in funzione di una terapia anticancro. Insomma, a parere di chi scrive, siamo purtroppo ancora lontani da una utilizzazione pratica delle nuove conoscenze.