In passato per un lieve malessere si consultava in prima battuta il medico di famiglia e, per qualcosa di più serio, lo specialista. La realtà si è via via complicata per indebiti e sconcertanti interventi di magistrati e politici, per cui in certi casi il malato si è rivolto direttamente a un magistrato o a un politico incolti entrambi (di massima) per quanto attiene alla salute. Ciò effettivamente è accaduto, ma la memoria è corta per cui conviene, com’è opportuno per alcuni vaccini, fare un richiamo. Ricordiamo così che il non medico dr. E. Cappelli (Pretura di Roma), aveva imposto a fine anni ’90 il siero di Bonifacio (estratto da feci caprine mescolate con urine di capra), dando ragione a un veterinario in buona fede che “a usma”, aveva ipotizzato l’efficacia antitumorale del “suo” siero. Interveniva a questo punto il ministro della salute Camillo Ripamonti, ingegnere (sic!), che per  motivi di opportunità politica anziché bloccare una terapia non validata da alcuna ricerca scientifica, promuoveva una indagine ad hoc. Le conclusioni sulla scientificità e l’efficacia del siero erano negative, ma il dr. Cappelli forte della sua (in)competenza oncologica insisteva chiedendo al ministro Renato Altissimo, anch’egli non biologo né medico ma  imprenditore laureato in Scienze Politiche, di avviare un’ulteriore indagine che si concludeva ancora con un verdetto negativo circa l’efficacia. Analoga la storia della Multiterapia proposta dal fisiologo (non medico) Di Bella come rimedio antitumorale. In questo caso il pretore Carlo Madaro di Maglie, digiuno pur esso di medicina, imponeva per legge la cura Di Bella non avallata da alcuno studio clinico oncologico internazionale e giudicata priva di efficacia pure da uno studio controllato multicentrico nazionale rigoroso avviato solo per la pressione sui politici di pazienti emotivamente indotti. Altro intervento a gamba tesa di alcuni magistrati è quello a supporto di Andew Wakefield, medico inglese imbroglione che in un articolo a più mani del 1998 sulla rivista Lancet attribuiva l’autismo al vaccino trivalente MPR (per morbillo, rosolia , parotite). La inconsistenza scientifica di Wakefield, oltre che la frode, è stata presto dimostrata in tutto il mondo e gli stessi coautori dell’articolo 10 anni dopo confessavano l’imbroglio. Wakefield è stato radiato dall’ordine e condannato in Gran Bretagna per truffa. Ciononostante, il Tribunale di Rimini nel 2012 “accertava” (ma come?) che la correlazione tra vaccini e autismo esisteva davvero. E due anni dopo, nel 2014, il giudice Nicola Di Leo (Tribunale del Lavoro di Milano) insisteva nel dire che “è acclarata la sussistenza del nesso causale tra tale vaccinazione e la malattia” e imponeva pure un risarcimento ai genitori del bambino vaccinato. Pochi mesi dopo JAMA, il giornale ufficiale dei medici statunitensi, pubblicava uno studio controllato su 95mila bambini che confermava per l’ennesima volta l’inconsistenza della connessione causale tra vaccino MPR  e autismo. E poi arrivava Stamina, la cura con cellule staminali proposta e praticata dal non medico e nemmeno biologo Davide Vannoni. Encomiabile in questo caso l’inchiesta del giudice Raffaele Guariniello di Torino  che accusava prontamente Vannoni di abuso di professione medica, e di associazione per delinquere e truffa: nel 2015 la condanna definitiva dell’impostore (morto in agosto 2022). Tuttavia, altri magistrati di Pesaro, Venezia, Rimini, Catania e Trapani, pur digiuni di cellule staminali, imponevano la cura Stamina all’ospedale di Brescia. È accaduto così che magistrati ignoranti nello specifico favorivano benché indirettamente la cura con Stamina fornita (a pagamento!) da Vannoni e altri complici già condannati da magistrati più coscienziosi e prudenti. Allo sconcerto della popolazione causato dagli interventi contraddittori della magistratura, avevano concorso almeno in parte anche i media, dando spesso spazio equivalente a imbroglioni e ad esperti di rango. In effetti, in tema di salute tutti possono  oggi nei talk show o con i cellulari dire la loro, in una falsa accezione di democrazia. Se ci si pensa, nessuno si sognerebbe per esempio di organizzare un talkshow  in cui si commentano episodi controversi di una partita di derby, invitando a parlare allenatori, giocatori e giornalisti sportivi qualificati insieme a persone  del tutto digiune di calcio e dell’impiego del VAR. In alcune trasmissioni dedicate di recente ai vaccini anti-COVID, non di rado si è registrato questo sgradevole confronto sbilanciato tra esperti e non, ma evito di parlarne qui in questo momento per non suscitare reazioni politiche solo “ideologiche” e non scientifiche che mi convincono assai poco. Meglio chiedersi divertiti (ma non tanto) se, per una questione medica che ci riguarda, bisogna rivolgersi a uno scienziato o a un magistrato o a un politico.