La Società Italiana di Allergologia si è soffermata tempo fa sui test impiegati per individuare i diversi componenti potenzialmente allergizzanti (alimenti, pollini, peli d’animali, acari, muffe, veleno di insetti, lattice). Alcuni  test sono di carattere generale, altri risultano tessuto/organo specifici (cute, vie respiratorie, ORL, occhi, sangue). Nel sangue l’aumento totale di immunoglobuline anticorpali (IgE ) suggerirà la natura allergica di una reazione clinica, quale che essa sia, mentre la ricerca di IgE “specifiche” permetterà di stabilire quale sia l’elemento allergizzante. Il test cutaneo più utilizzato è forse lo “skin prick test” (SPT): con una piccola scarificazione si determina il contatto di una minima quantità di estratto antigenico con le “mastcellule” del derma. Queste cellule (al pari dei leucociti basofili ematici) dopo il contatto svuotano nel sangue i loro granuli costituiti da istamina ed eparina, sostanze che provocano prontamente eruzione/gonfiore/rossore nella zona “graffiata”. Una meta-analisi ha  stimato una sensibilità (= test positivo negli allergici) dello SPT pari al 88,4 % e una specificità (= test negativo nei sani) del 77,1%. Pur essendo rapido e con migliore rapporto costo/beneficio, il prick test è dunque penalizzato da troppi risultati  falsi sia positivi che negativi. I falsi negativi possono derivare da insufficiente profondità della scarificazione o dall’interferenza di farmaci eventualmente assunti, mentre i falsi positivi possono dipendere dalla pressione eccessiva dell’ago che determina una reazione irritante aspecifica. Il rischio di eventi avversi sistemici gravi di questo test è estremamente basso, 1 ogni 50.000 soggetti. Il “RAST test” è invece il dosaggio ematico delle IgE “specifiche”, utile per stabilire se l’allergia riguarda un agente in particolare (es. polline, acari, derivati degli animali domestici, muffe, lattice, allergeni alimentari ecc.). Diverso ancora è il “Patch test” usato principalmente per diagnosticare una dermatite da contatto: esso prevede l’applicazione sulla cute del paziente per almeno 48 h di cerotti impregnati di sostanze con le quali più comunemente si viene a contatto (metalli, coloranti, cosmetici, conservanti, detergenti, farmaci). Con questo test si evoca una reazione cutanea ritardata  (detta di tipo IV). Altro esame per valutare l’eventuale peculiare “allergia alla luce” è il cosiddetto il “Photopatch test”, un cerotto applicato in duplicato sulla pelle, che viene irradiato con raggi ultravioletti (UVA): uno dei due patch svelerà allergeni che per attivarsi richiedono l’esposizione solare. Il test può risultare negativo in entrambe le aree, oppure positivo solo nella zona irradiata, o in caso di dermatite da contatto in entrambe le aree. Nei disturbi respiratori, per valutare ad es. la natura allergica di un asma, si utilizza invece lo “spirometro”, dispositivo medico che misura il volume e le variazioni di flusso durante una inspirazione forzata o lenta. Il test spirometrico può avvalersi dell’assunzione di farmaci broncodilatatori o cortisonici. Altro esame ancora in questo ambito è la “Pletismografia” che, serve invece a misurare la diffusione dell’ossido di carbonio. Questi dispositivi hanno entrambi lo svantaggio di essere costosi e e richiedono personale altamente specializzato. Per valutare segnatamente la natura allergica dell’ostruzione nasale si usano inoltre i “rinomanometri” che misurano oggettivamente il flusso aereo e la resistenza dell’aria nel suo passaggio attraverso le cavità nasali. Simili sono i “rinometri acustici” che servono a valutare la conformazione e  i volumi delle fosse nasali e del rinofaringe e, infine, la misura del picco del flusso inspiratorio nasale (PNIF).

La World Allergy Organization in modo dettagliato tutti i test/dispositivi medici utilizzabili in allergologia, da quelli ad uso proprio a quelli che richiedono personale altamente specializzato. Sotto il profilo operativo, se è stato individuato l’allergene responsabile della manifestazione allergica, evitarne l’esposizione è ovviamente la strategia essenziale, magari verificando sotto controllo gli effetti di una mini-riesposizione. Bene pure ricordare quanto possa essere importante per alcune allergie l’accurata pulizia dell’ambiente (sia casalingo che quello lavorativo), utilizzando se occorre sistemi di filtrazione e ventilazione. Per quanto attiene alle allergie alimentari conviene precisare che esse sono diverse dalle intolleranze. Queste ultime sono infatti dovute a una reazione abnorme dell’organismo a una sostanza estranea, ma senza l’intervento del sistema immunitario che è invece coinvolto nelle vere allergie.