“Il cancro si nutre dell’ospite, quindi perché non affamare le cellule invece di avvelenare i pazienti con chemio- o radioterapia?” Quesito che viene (ri)sollevato in “Quora”, un sito web libero dove autori (di attendibilità  incerta) intervengono su qualsiasi argomento. Tuttavia, affrontare il cancro con una dieta appropriata è l’argomento trattato di recente su Quora anche da un oncologo inglese, Diely Pichardo-Johansson della Northwestern University.  Egli intendeva rispondere al seguente quesito di persone interessate alla cura del cancro: “Se è vero che lo zucchero alimenta il cancro, perché non possiamo affamare le sue cellule con una dieta priva o scarsa di zuccheri?” La dieta ipocalorica o il digiuno contro il cancro non è idea nuova  ed  è stata già sollevata altre volte in passato (e proposta pure da qualche lestofante!)  in base ad alcune considerazioni che potrebbero sembrare plausibili, ma che in realtà sono superficiali e astruse. Negli interessati al tema, infatti, dovrebbe almeno affiorare il dubbio che, se si affamassero con una dieta strettamente ipoglucidica le cellule neoplastiche, si affamerebbero in contemporanea pure quelle normali. Anzi -aggiunge il Dr. Pichardo-Johansson- le cellule tumorali, crescendo solitamente più velocemente di quelle normali, sarebbero avvantaggiate nel competere con quest’ultime per le sostanze nutritive. E  non è nemmeno dimostrato, come qualcuno ritiene, che le cellule neoplastiche più di quelle normali utilizzino lo zucchero, alimento prezioso specie per le nostre cellule cerebrali. Privare i neuroni del loro “cibo preferenziale” (e tale è il glucosio almeno in condizioni normali) avrebbe conseguenze presumibilmente più severe di quelle subite ipoteticamente dalle cellule cancerose. Non c’è dubbio, invece, che la dieta e lo stile generale di vita possano svolgere un ruolo rilevante nella prevenzione di alcuni tumori maligni. Una volta che un cancro si sia sviluppato, purtroppo, restrizioni dietetiche e persino il digiuno (lo propone ad esempio R. Breuss) sembrano interventi tardivi e decisamente sconsigliabili. Quando il trattamento di un cancro non richieda un atto chirurgico perché il tumore è inoperabile, non rimangono eventualmente che la chemioterapia se non le cure palliative. Sulla chemio non mancano persone che hanno riserve e dubbi a causa dei suoi inevitabili effetti collaterali, ma esse dimenticano però che il “non fare la chemioterapia” ha un proprio importante effetto secondario, quello di ridurre la quantità di vita. Da rifiutare decisamente, invece, l’accanimento terapeutico che tale sarebbe quando gli effetti collaterali della chemio superano I benefici, ancorché solo psichici, del paziente che al momento soddisfano però la sua voglia di vivere. La decisione del malato al riguardo,  se è vigile, deve spettare rigorosamente a lui. Nessuno ha diritto di decidere in sua vece