Istituzioni ed enti italiani, per adeguarsi a quanto è già in atto in Europa, dovrebbero essere impegnati da anni,  e in parte lo fanno ma sempre troppo lentamente, per fornire delle facilitazioni ai soggetti disabili. Tra questi quelli colpiti da paraplegia ossia da paralisi muscolare della metà inferiore del corpo. Tale menomazione permanente consegue solitamente ad una lesione del midollo spinale dovuta ad un trauma (incidente automobilistico, caduta violenta, ferita d’arma da fuoco) o a una grave patologia (tumore, degenerazione, infezione) del midollo spinale nel suo tratto dorso-lombare. Oltre alla paralisi e a disturbi di sensibilità degli arti inferiori, il paraplegico può pure lamentare un difficile controllo degli sfinteri, in primis di quello anale che aggiunge drammaticità alla sua vita futura. Le agevolazioni possibili per questo tipo di disabili (necessariamente accompagnati!) sono la trasformazione di scale in accessi senza gradini, la pedana per salire  sui mezzi pubblici, i parcheggi riservati (troppo spesso occupati dai sani!), gli uffici pubblici spostati al pianterreno, gli ascensori capaci di accogliere la  carrozzella che trasporta che li trasporta. Solo grazie  a queste facilitazioni importanti i paraplegici possono fruire di servizi pubblici al pari dei non disabili. Tra le disabilità del paraplegico specie se giovane, viene inoltre spesso ignorata dai media dalla popolazione, la vita sessuale variamente compromessa a seconda del livello e della completezza della lesione midollare e del genere maschile o femminile, un aspetto tutt’altro che marginale. Eppure questi malati avrebbero diritto di vivere al meglio anche i loro sentimenti, le proprie pulsioni sessuali e, per chi di essi ne sentisse l’esigenza, pure la possibilità di avere dei figli da amare e crescere.. Emblematico di un poco compassionevole silenzio mediatico su questo specifico dramma è quello di Manuel Bortuzzo, giovane promessa del nuoto, sparato anni fa da due balordi, mentre si trovava con la fidanzata, nuotatrice anche lei, davanti a un tabaccaio alla periferia di Roma. I media hanno riportato ampiamente che Bortuzzo a causa di una lesione midollare completa non avrebbe potuto più camminare, né continuare a nuotare a livelli agonistici. Sincera la commozione per questo evento impietoso, ma pure in questo caso nessun cenno alla inevitabile menomazione sessuale aggiunta di questo atleta che dovrà affrontare per tutta la vita seri problemi forse più angoscianti  ancora della rinuncia al nuoto agonistico. Si glissa infatti del tutto sulle difficoltà psicologiche, gestuali e organizzative di una vita sessuale minimamente soddisfacente per questi giovani malati che non sono poche. Il paraplegico maschio ne risente per quanto riguarda sia la “capacità coeundi” (erezione) che quella “generandi”. L’eiaculazione può non esserci o avvenire in via retrograda, in vescica. Il raggiungimento dell’orgasmo è un problema per ambedue i sessi, mentre la capacità procreativa della giovane paraplegica è comunque conservata. Va naturalmente ribadita la variabilità delle conseguenze individuali, relativa a età, livello del danno e psiche e anche sensibilità del singolo.  È   evidente che il giovane paraplegico dovrà comunque lottare per trovare la forza di reagire e di vivere il più pienamente possibile la vita che lo aspetta, quella amorosa inclusa, che richiederà modalità realizzative peculiari. Solidarietà e comprensione, non pietà frettolosa, ancora più forti se paraplegici che hanno avuto modo di incontrarsi in qualche ambiente di sostegno si sono ambedue innamorati e che potrebbero così recuperare anche solo parzialmente ciò che un crudele incidente ha loro tolto. Un problema in più ce l’ha il paraplegico fermamente credente e praticante, come testimonia un caso toccante ben noto del 2008 di un venticinquenne semiparalizzato dopo un incidente stradale. La coppia di innamorati desiderava unirsi in un matrimonio benedetto in chiesa, anche per non avere la sensazione di peccare quando avessero fatto sesso “in qualche modo”. Monsignor Chiarinelli, ex-vescovo di Viterbo rifiutava però di esaudire questa sentita esigenza perché, secondo lui, i due fedeli non avrebbero potuto avere dei figli, scordando che la sessualità tra coniugi è ammessa dalla chiesa anche dopo la menopausa della partner, non finalizzata dunque alla procreazione. Pieno di umanità il gesto di un sacerdote che ha voluto essere testimone di nozze al matrimonio civile celebrato in ospedale a Roma. Con spirito cristiano questo sacerdote li avrebbe certo sposati in chiesa se non ci fosse stato il “no” sconcertante di monsignor Chiarinelli.