Nell’ultimo decennio sia il gastroenterologo che il medico di medicina generale vengono consultati con crescente frequenza da pazienti che lamentano diarrea acquosa persistente anche settimane per i quali, alla fine, viene posta  diagnosi di colite microscopica. L’attributo “microscopica” indica già che questa colite non si vede “a occhio nudo” in corso di colonscopia. Il colonscopista non trova infatti alcuna caratteristica specifica e la mucosa gli appare un po’ arrossata o anche normale. Pure il clisma opaco o l’indagine tramite TAC risultano non alterati. La diagnosi è dunque possibile solo mediante esame microscopico delle biopsie prelevate durante la colonscopia. La colite microscopica predilige l’età medio-alta e comprende due varianti istologiche, talora coesistenti, i cui contrassegni sono rispettivamente la presenza di linfociti (cellule che concorrono all’immunità) tra quelle che rivestono la mucosa del colon o l’aumento del tessuto connettivo sottostante alla mucosa superficiale. L’incidenza della colite microscopica è di 1-5 casi per 100 mila persone/anno, con lieve prevalenza nel sesso femminile. Le cause della malattia, così come il meccanismo che provoca le alterazioni microscopiche, sono poco chiari. E’ comunque assodato che nel 35% dei casi la colite microscopica si associa a malattie autoimmunitarie correlate con la produzione da parte dello stesso organismo di anticorpi aggressivi nei confronti di alcuni suoi distretti anatomici. L’associazione più frequente è con la tiroidite di Hashimoto, la celiachia, il diabete di tipo 1 e alcune affezioni reumo-articolari. Altre volte sembra in gioco una reazione infiammatoria della mucosa del colon sollecitata da fattori presenti nel lume intestinale, sia esogeni (ad esempio, farmaci antiinfiammatori non-steroidei) che endogeni (sali biliari, tossine batteriche). La colite microscopica può andare incontro a remissione dei sintomi (non sempre spiegabile) che, nella variante linfocitica, può risultare anche del 90%. Casuale sembra la rara associazione con la colite ulcerosa e il morbo di Crohn, mentre quella con il colon irritabile (che non è una colite!) pare più un iniziale equivoco diagnostico che una reale associazione, senza inoltre dimenticare che la “lettura” delle biopsie non è semplice e richiede esperienza. Finché la diagnosi non viene posta, al paziente con diarrea acquosa non chiarita il medico sospenderà probabilmente ogni farmaco potenzialmente responsabile e/o consiglierà semplici antidiarroici come la loperamide. Se la risposta sarà scarsa, il medico andrà riconsultato e solitamente prescriverà il cortisonico budesonide, più efficace dei cortisonici classici e/o la mesalazina. Tuttavia, le recidive post-terapia sono frequenti e impongono spesso una terapia a lungo termine e/o l’associazione con farmaci immunomodulatori. Sconsigliabile comunque il “fai da te”.