Non ci possono essere dubbi che i progressi scientifici abbiano comportato benefici enormi nella lotta contro le malattie. Basterebbe pensare a quanto sia cresciuta la vita media dell’uomo nei secoli. In rete si trova, per esempio (cifre varabili!), che la durata della vita media nella Roma imperiale era di 22 anni, nell’Inghilterra medievale di 33 anni, negli Stati Uniti agli inizi ‘800 di 49,2 anni e nel 1946 di 66,7 anni, In Italia, uno dei Paesi più longevi, la vita media era nel 2011 di circa 78 anni per gli uomini e 83 per le donne. Altre fonti riportano che essa è stata di 35 anni nel Cinquecento e di 45 anni nel Seicento, con gli ultimi 5 anni di vita considerati come “vecchiaia”. Non mancano le eccezioni e alcune iscrizioni funerarie romane e studi recenti attuati con tecniche moderne su scheletri di antenati suggeriscono che singoli individui sarebbero vissuti fino ai 100 anni. Si moriva in giovane età (specie mortalità neonatale) per malattie, epidemie, denutrizione e guerre incessanti. Entusiasmo dunque per i progressi scientifici senza però dimenticare i rischi derivanti dalla scienza che, quando mal finalizzata, è in grado di ridurre a zero la sopravvivenza dell’umanità intera. La “nascita” della bomba atomica ha segnato un momento cruciale per il concretizzarsi di questo rischio. Drammatico al riguardo l’evento, già precedentemente ricordato, segnalatomi da un fisico mio compagno di liceo, accaduto nel 1944 ad Alamogordo, nel Nuovo Messico, dove centinaia di scienziati lavoravano per la costruzione della prima bomba atomica. Val la pena di ricordare il racconto durante una cena dei fisici partecipanti al “Progetto Manhattan”, durante la quale uno di essi riassumeva un possibile scenario dopo l’esplosione: “Si presentò un quesito drammatico: lo scoppio, aumentando molto la temperatura attorno, avrebbe accresciuto assai il numero di collisioni azoto-ossigeno che determinerebbe tra l’altro la produzione di composti azotati. Se la sezione d’urto fosse stata alta, la probabilità di processi a catena, avrebbe aumentato il rischio di incendio totale e immediato di tutta l’aria presente sulla terra provocando la morte istantanea di tutta la biosfera. Per fortuna il calcolo approssimato di questa sezione d’urto diede numeri piccoli e si procedette alla realizzazione della bomba”. Parole oscure per chi scrive ma, come mi par di capire, la decisione si è presa in fondo solo in base al calcolo delle probabilità (brividi!). Oggi di bombe atomiche assai più distruttive di quel “prototipo” ne dispongono troppi Paesi (USA, Russia, Cina, Francia, Inghilterra, India, Pakistan, Cina, Israele, Corea del Nord), e altri scalpitano per averla…di contrabbando. Morale: mentre la medicina segna successi sempre maggiori per curare i singoli, aumenta il rischio di morte atomica di gran parte dell’umanità. Spes ultima dea e Auguri per un 2023 di pace.