Del significato dei medicinali “equivalenti” (comunemente “generici”) sì è già trattato in una recente rubrica, nella quale si raccomandava  di non confondere questi farmaci di sintesi con quelli “biosimilari”. Pure questi, così come i costosi farmaci “biologici” già esistenti che ne costituiscono il riferimento già approvati e in uso nella UE, sono ricavati da cellule vive (batteri, funghi) per mezzo di biotecnologie avanzate. Sia quelli biologici di rifermento che quelli biosimilari (entrambi solitamente di natura proteica) risultano più grandi e strutturalmente più complessi di quelli dei farmaci sintetici tradizionali e, sia ben chiaro, nulla hanno a che fare con i preparati fitoterapici. Farmaco biosimilare è per es. l’insulina umana per la cura del diabete mellito di tipo 1 (altri esempi sono alcuni anticorpi monoclonali per la cura di malattie autoimmuni e di certi tumori). Come gli equivalenti i farmaci biosimilari possono essere immessi sul mercato solo dopo che i farmaci biologici “originatori” hanno perso la copertura brevettuale vigente per 20 anni. I farmaci biosimilari sono estremamente simili e “sostanzialmente” uguali ai loro biologici di riferimento ma non identici, in quanto delle differenze benché minime nei loro principi attivi potrebbero esserci (diversamente da quanto si registra a proposito dei farmaci di sintesi tra quelli di marca e quelli equivalenti che invece sono perfettamente identici e possono differire soltanto per gli eccipienti). Minime differenze possono esistere anche tra lotti diversi di uno stesso medicinale biosimilare, dovute a modifiche del processo di produzione dello stesso, un’eventualità che è peraltro strettamente regolamentata e controllata dall’Agenzia Europea per le Medicine. Esse sono comunque tollerate entro limiti rigorosi. Qualcuno ha paragonato i farmaci biosimilari e quelli biologici alle foglie di un albero che sembrano tutte eguali ma che al microscopio rilevano invece minime diversità. Da un punto di vista sociosanitario, è importante rimarcare che i farmaci biosimilari risultano meno costosi dei farmaci originatori in quanto per il loro sviluppo non è stato necessario ripetere gli studi clinici attuati e richiesti per l’autorizzazione di un farmaco biologico. I dati raccolti per quest’ultimo sono infatti ritenuti validi anche per il medicinale biosimilare. A parità di risorse, ciò aumenta la possibilità di attuare un’eventuale terapia con essi in un numero maggiore di pazienti. In ogni modo, il controllo dei requisiti di qualità e degli impianti di produzione dei farmaci biosimilari da parte della Comunità Europea sono severi, per cui essi possono considerarsi efficaci e sicuri. Va infine ricordato che i biosimilari, quando prescritti, non sono intercambiabili dal farmacista senza esplicita autorizzazione del medico, diversamente da quanto è possibile per i farmaci equivalenti