Non si pensi che il titolo alluda all’ipotesi attuale di un nuovo nome da parte di un partito politico, evento peraltro registrato già in passato per altri. Come se bastasse cambiare il vestito per diventare una persona diversa. Come molti saggi hanno più volte rimarcato, verità assoluta in generale è che nulla anche nel nostro comportamento può cambiare se noi non si cambia qualcosa (monsieur de La Palice sarebbe felice!).  Questo vale anche per il lessico medico per cui conviene riprendere un tema, già toccato molti anni fa,  riguardante l’opportunità di cambiare nome al cancro (carcinoma) o quanto meno ad alcune lesioni tumorali. Lo scopo sarebbe stato quello di evitare che i pazienti si terrorizzino immotivatamente e siano meno indotti a subire trattamenti ritenendoli ormai inutili, non necessari e potenzialmente pericolosi. I meno giovani ricorderanno forse che a proporlo era stata la prestigiosa rivista “Journal of the American Medical Association”. La notizia,  rimbalzava in tempo reale sul New York Times con l’articolo titolato “ Scientists seek to rein in diagnoses of cancer” (Gli scienziati cercano di tenere a freno le diagnosi di cancro).  La proposta degli oncologi statunitensi è stata subito dopo ripresa anche dalla stampa italiana, non ultima Repubblica, che riportava un lungo commento al riguardo del Prof. Umberto Veronesi. Il problema, semantico solo apparentemente, affronta una questione  molto concreta in quanto – anche secondo gli esperti del  National Cancer Institute – la parola “cancro” viene spesso spiegata poco e male. Inoltre, essa viene usata per lesioni che cancro ancora non sono ma che dai malati vengono percepite nel modo più angosciante. Da decenni si trascina in effetti l’immagine peggiorativa del cancro come di una patologia inguaribile, che farà soffrire, e che porterà inevitabilmente a morte precoce il malato che ne è affetto. Oggi invece la realtà è ben diversa grazie ai progressi straordinari favoriti dalle diagnosi precoci e dai rimedi radio-farmacologici e chirurgici altamente efficaci, i quali hanno cambiato profondamente il destino di molti pazienti tumorali.  Lunga sopravvivenza può oggi essere assicurata a non pochi malati di cancro, i quali potranno pure godere di una qualità di vita accettabile e, alcuni, persino guarire definitivamente. Il prof . Veronesi ricordava già 10 anni fa che “mediamente il 60% dei cancri  poteva guarire e che anzi,  “per alcune neoplasie (mammella, prostata, tiroide), se diagnosticate per tempo, si poteva arrivare anche al 90%” (e aggiungiamoci, fuori virgolettato, pure colon e  polmone nei soggetti che hanno effettuato lo screening raccomandato).  Il celebre oncologo italiano proponeva allora di sostituire pure lui la  parola cancro con “neoplasia”, mentre i colleghi americani suggerivano di chiamare i cancri “indolent lesions of epithelial origin” (lesioni non dolorose di origine epiteliale).  Screening e diagnosi precoci a parte, rimangono comunque differenze molto consistenti tra un cancro l’altro e la diversissima mortalità a 5 anni dalla diagnosi  di alcuni tumori lo dimostra senza ombra di dubbio. Questa maggiore o minore aggressività può dipendere dalla sede del cancro: ad esempio, il carcinoma basocellulare della cute è maligno istologicamente ma quasi sempre clinicamente guaribile (diagnosi facile), cosa che purtroppo non avviene per il carcinoma del pancreas o del fegato (diagnosi tardiva e complessa). A prescindere dalla sede, è poi ben noto che la malignità intrinseca può essere assai diversa. Non pochi cancri della prostata, anche non trattati possono per esempio evolvere molto lentamente o mai, come dimostra il loro riscontro  all’autopsia di soggetti deceduti centenari. Più importante del nome da dare al tumore è la necessità che i malati con tumore vengano informati meglio, con pazienza e con linguaggio chiaro e accessibile, tale da sensibilizzarli a curarsi e ad attuare controlli periodici nel modo più personalizzato e corretto possibile. L’angoscia di un paziente si vince o si riduce con spiegazioni appropriate e non con una terminologia nuova, concettualmente ben intenzionata, ma in concreto ingenua e poco convincente.