I medicinali possono prevedere più di una via di assunzione: orale, nasale, rettale, intramuscolare o endovenosa e transcutanea. Quest’ultima (cerotti, pomate, lozioni), in base alle caratteristiche chimico-fisiche del farmaco, può consentire di ottenere sia effetti sistemici che locali muscolo-scheletrici. Che la via transcutanea consenta l’azione terapeutica anche al di fuori della zona di applicazione è dimostrata dall’ efficacia di cerotti antiipertensivi, antiemetici e coronarodilatatori. Esempio eloquente è l’uso dei cerotti contraccettivi, la cui efficacia sfiora infatti il 100%. Applicati solitamente sulle natiche i cerotti contraccettivi sono la prova che c’è stato un assorbimento transcutaneo di ormoni e, rispetto alla pillola contraccettiva, hanno pure il vantaggio di richiedere un’applicazione solo settimanale invece di un’assunzione giornaliera. Diverso è il discorso quando si tratta dell’azione topica di una lozione, di una pomata o di un cerotto medicato contenenti un composto antiinfiammatorio. Doverosa precisazione, a scanso di equivoci, è che questo cerotto nulla ha comunque a che fare con i fantascientifici nastri (“tape”), ideati dal chiropratico giapponese Kenzo Kase e applicati specie in atleti, nonostante la loro millantata efficacia non sia affatto documentata. Altra cosa invece è l’applicazione transcutanea di antiinfiammatori che mirano non a sollecitare effetti sistemici, ma a trattare flogosi localizzate muscolo-scheletriche. Applicati sulla pelle di specifici distretti (rachide cervicale, spalla, tratto lombare, cosce, polpacci) essi permetterebbero al principio attivo di raggiungere e soprattutto di “rimanere” in quantità negli strati più profondi, dove è situata la zona infiammata da trattare. Ciò lascerebbe supporre che l’antiinfiammatorio contenuto in pomate o cerotti, una volta superata la cute, permanga tutto o soprattutto nella zona sottostante a quella dove viene eseguito il massaggio o applicato il cerotto. Ed è qui che nasce il quesito discusso con la Prof. Gabriella Coruzzi, esperta e nota farmacologa che mi onora da anni della sua amicizia: perché l’antiinfiammatorio che attraversa cute e derma si ferma lì (minimizzando così effetti indesiderati sistemici) e non passa nei capillari e quindi nella circolazione generale? L’effetto analgesico del rimedio topico riportato dai soggetti trattati è reale, ma quanto dipende dalla quota di antiinfiammatorio trattenuto nella zona di applicazione e quanto dalla quota da qui assorbita che vi ritorna poi per via ematica? Nessun farmaco ha ovviamente l’intelligenza intrinseca per fermarsi dove piace di più al terapeuta. Potremmo dimostrare che l’efficacia (e sicurezza) della via topica dell’antinfiammatorio è maggiore rispetto alla via orale solo disponendo di problematici studi controllati comparativi che però chi scrive non è stato capace di scovare.